«Cara musicista ti scrivo», il ministro Bray risponde alla flautista veneziana

VENEZIA. Botta e risposta tra una musicista mestrina e il ministro dei beni culturali Massimo Bray, che arriva a rispondere direttamente sul blog della “Flauta”, all’anagrafe Anna Maria Dalla Valle, flautista jazz, docente di strumento e canto in varie scuole del Veneziano e dipendente comunale. La Dalla Valle aveva scritto pochi giorni fa una lettera aperta al ministro, che ha fatto il giro dei social network. Da Venezia, città dove fare musica è sempre più difficile, ha inviato una serie di richieste chiare al ministro per normare la “giungla” delle prestazioni dei musicisti, con nuove norme e certezze di pagamento; abolire i mille permessi necessari per fare musica; metter mano alla Siae e defiscalizzare le spese per lo studio della musica per rilanciare un’arte così importante per la cultura italiana. «Voglio far bene il mio mestiere», spiega.
La lettera non è passata inosservata: il ministro Massimo Bray, molto attivo su Twitter, ha risposto ieri direttamente sul blog, stupendo tutti.
«La rivalutazione della professione di musicista parte dal concetto di ridare dignità alla musica; essa, come ogni forma artistica, è un bene prezioso che va tutelato attraverso la formazione delle singole persone», dice Bray. E continua: «L’istruzione musicale come accade a livello europeo e delle nazioni maggiormente sviluppate, dovrebbe essere obbligatoria fino al compimento delle scuole medie inferiori per poi sfociare nei licei musicali e nell’Alta formazione per coloro che dimostrano attitudini professionistiche».
E servono misure per favorire le attività musicali non istituzionali, dice il ministro. Come? «Semplificando maggiormente sia gli aspetti burocratici e organizzativi che quelli fiscali e previdenziali. È impensabile che chi organizza un piccolo concerto o una serata di buona musica debba ottemperare ad obblighi fiscali, previdenziali, di Siae e di pubblica sicurezza quasi del tutto simili a quelli necessari all’organizzazione di un grande concerto. Si potrebbe ipotizzare che, fino ad un certo limite retributivo, ad esempio per le prestazioni occasionali, l’imposizione tributaria e previdenziale ed i diritti Siae potrebbero essere raccolti in una “tassa fissa” da pagarsi attraverso un voucher o una marca» acquistabile presso tabaccai e uffici postali, continua. «Sarebbe auspicabile un’eventuale defiscalizzazione totale dei contributi che privati o aziende conferiscono per l’organizzazione di eventi artistici». Soddisfatta la musicista: «Sono molto contenta di aver ottenuto una risposta. Peccato che il dialogo arrivi ora che il governo rischia di cadere».
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