Alzate le rive a Cannaregio, posti barca troppo distanti
Pali da ormeggio lontani, Comune e Soprintendenza al lavoro per dei passetti. Intanto gioiscono residenti e commercianti: l’area salva dalla marea fino a 110 centimetri

Venerdì sono finiti i lavori di consolidamento e rialzo delle due fondamenta del rio di Cannaregio, oggi salve dall’acqua alta perché portate a un’altezza minima di 110 centimetri rispetto allo zero mareografico di Punta della Salute. Non una cifra a caso: è la stessa che, se raggiunta dall’acqua in laguna, fa scattare l’attivazione del Mose.
Mentre residenti e commercianti della zona festeggiano il traguardo, non più con scarpe e gambe di tavolini e sedie sommersi quando la marea cresce a 90 centimetri, il Comune aspetta il via libera della Soprintendenza per realizzare dei passetti prima inesistenti in corrispondenza dei posti barca su entrambi i lati del canale. Tecnicamente delle passerelle che permettano di raggiungere in sicurezza il proprio natante a chi ha l’ormeggio in concessione comunale. I pali su cui legare le cime sono stati ripiantati a oltre 1 metro dalle rive.
Parere della Soprintendenza
«Per rafforzare il muro di marginamento del rio è stato necessario cementarne la base, con il risultato che i pali da ormeggio inevitabilmente siano stati ricollocati non esattamente dove erano prima» spiega la vicesindaca Francesca Zaccariotto, assessore ai lavori pubblici quando l’intervento è stato approvato. «Il fatto è emerso in corso d’opera», ricostruisce.
«Il Comune si è subito attivato perché la Soprintendenza, già coinvolta nell’ambito dell’intervento, valutasse una struttura che senza danneggiare il lavoro fatto, garantisca la piena funzionalità e sicurezza dell’utilizzo dei posti barca». Un dettaglio non inidifferente.
Il maxi intervento
Il cantiere è stato diviso in stralci per compromettere il meno possibile le attività dell’area, restituisce. Nel 2022 la giunta ha stanziato più di 8,5 milioni per la messa in sicurezza, il consolidamento e il ripristino della pavimentazione delle fondamente Cannaregio, Venier, Savorgnan e San Giobbe a Cannaregio, da Ponte delle Guglie fino a quello dei Tre Archi. Si è aggiunto successivamente il tratto di riva del canale di Cannaregio che va da ponte delle Guglie a Canal Grande. Il muro di marginamento è stato rafforzato con palancole e cordolo anti scalzamento per 1.080 metri. Rimossa la pavimentazione esistente e rifatte le linee dei sottoservizi, in particolare di gas, acqua, elettriche e trasmissione dati, sono stati riposizionati i masegni in trachite, dove possibile originali.
La quota di calpestio, si diceva, è stata portata a minimo 110 centimetri sul livello del medio mare, andando a integrare la riva in proporzione diversa a seconda del livello di partenza. Nel punto più basso di tutta la fondamenta il rialzo è stato di 21 centimetri, sempre concordato con la Soprintendenza vista la presenza di numerosi edifici storici. Davanti a Palazzo Manfrin, fondazione culturale e atelier dell’artista Anish Kapoor, sono stati sufficienti invece 12 centimetri in più.
Brunello e Zaccariotto
«L’impresa sta smobilitando il cantiere e completerà l’infissione dei pali delle ultime concessioni verso fine agosto. «La fondamenta è salva dall’acqua alta», fa il punto l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Brunello. «L’obiettivo», aggiunge Zaccariotto, «era mettere finalmente fine ad un problema che attanaglia una zona di Venezia che altrimenti, a causa della sua conformazione, rischia di andare sotto acqua anche a fronte di maree non sostenute e che quindi non prevedono l’entrata in funzione del Mose».
Entrambi evidenziano come questi interventi miglioreranno la sicurezza della zona e offriranno un beneficio per le imprese locali. «I rialzi delle rive consentiranno infatti di migliorare l’accessibilità alle attività commerciali e ai plateatici, favorendo la vivibilità dell’area anche in caso di acqua alta», precisano.
Il moto ondoso
Per i residenti cannaregiotti e per quanti abbiano un bar o ristorante che si affaccia sul canale di Cannaregio, resta il problema del traffico acqueo e del moto ondoso.
Passano sotto il ponte delle Guglie le linee dell’Actv 4.1, 4.2, 5.1, 5.2 e 3, le barche dell’Alilaguna, quelle da lavoro, i natanti dei privati. «Il nostro timore», solleva chi qui vive o lavora, «è che questo continuo passaggio, per di più a velocità sostenute, se non ridotto o quantomeno rallentato, riproponga da qui ai pochi anni il tema della tenuta delle rive e della stabilità dei palazzi. Oltre a compromettere la vivibilità e sicurezza del canale, che è un’autostrada».
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