Canale dei Petroli, pronto il ricorso al Tar

VENEZIA. Un chilometro di palancole in ferro. Scogliere e pietrame in cassa di colmata B per contenere i fanghi scavati. E dragaggio del grande canale Malamocco Marghera, detto dei Petroli, per riportarlo alla «quota di progetto» e far passare le navi di nuova generazione. La commissione di Salvaguardia ha approvato non senza dibattito il progetto proposto dall’Autorità portuale. Ma adesso la partita si sposta a Roma. Italia Nostra ha subito annunciato un ricorso al Tar e sta raccogliendo documentazione da inviare al governo. «Non ci sono le motivazioni dell’urgenza», dice in una nota l’associazione per la tutela del territorio, «pietrame e palancole non sono materiali consentiti in laguna. E la Cassa B non è una discarica. Inoltre l’infissione di un chilometro e mezzo di sbarre di ferro taglierebbe la falda freatica. Con la possibilità di provocare in futuro un abbassamento del suolo come già successo negli anni Sessanta».
I comitati hanno anche sollecitato il ministero per l’Ambiente a intervenire. Poche ore prima del voto, era arrivata alla commissione una lettera firmata dal direttore generale del ministero Giuseppe Lo Presti. Un «invito» a sospendere l’iter in attesa delle verifiche del ministero. Secondo i tecnici dell’Ambiente è insomma necessaria una Valutazione di Impatto ambientale per quel tipo di interventi. Ma nella stessa seduta il presidente della commissione Maurizio De Gennaro ha dato lettura di una lettera di segno opposto, inviata dall’Autorità portuale e dal suo presidente, Pino Musolino. «La commissione è la sola titolata a decidere», in sostanza il contenuto della lettera.
Alla fine la maggioranza dei componenti l’ha presa per buona. Votando il via libera al progetto – uno stralcio urgente del progetto originario del 2013 – per consentire i via ai lavori. Tre gli astenuti, un solo voto contrario.
Ma Italia Nostra conferma l’intenzione di far ricorso al Tar. «Non è un interventi come gli altri, è la nostra battaglia che combattiamo da mezzo secolo», ribadisce la presidente della sezione veneziana Lidia Fersuoch, «in questo caso si continua a perseguire interventi sbagliati per la laguna. Il canale dei Petroli è il responsabile dell’erosione e dei guai della laguna centrale».
Il Porto canta vittoria. «Finalmente si ripristina l’agibilità del Porto», dice il presidente Pino Musolino. dello stesso tenore i commenti degli Industriali, che avevano sollecitato nei giorni scorsi una soluzione della vicenda. E anche del Comune.
«Ma l’urgenza di scavare doveva essere dimostrata e certificata», ribatte Italia Nostra.
La battaglia dunque si sposta in sede legale. Potrà essere il Tar del Veneto a decidere se l’intervento di scavo del canale Malamocco Marghera sia legittimo oppure no nella forma proposta. «Non siamo mai stati contrari al porto», dicono i comitati, «ma ci sono altri sistemi per proteggere il canale dagli interramenti». Pali in legno e barene artificiali per intercettare le correnti e il vento che insieme al moto ondoso provocano l’interramento del canale. Il Canale dei Petroli, costruito alla fine degli anni Sessanta per far entrare le grandi petroliere in laguna, è ritenuto una delle principali cause del dissesto lagunare.
Una grande autostrada d’acqua dove prima era il canale Fisolo. —
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