«Canale dei Petroli, non sarà un’autostrada». Parla il progettista di scogliere e palancole

VENEZIA. «Il nostro progetto ha come unico obiettivo quello di consolidare il canale per la navigazione. Non è previsto alcun allargamento del canale. E i materiali sono quelli consentiti anche dal Palav. Ma se qualcuno ha una proposta migliore, il mio auspicio è di mettersi intorno a un tavolo e discuterne. Senza pregiudizi». Una mano tesa al mondo ambientalista e a chi ha duramente criticato il progetto per le palancole e le scogliere sul canale Malamocco-Marghera viene dal progettista. L’ingegnere veneziano Daniele Rinaldo. Campione d’Italia di rugby con il Petrarca Padova negli anni Ottanta, idraulico di fama e titolare dello studio Rinaldo con sede in via della Pila. L’ingegnere non ci sta a esser messo sul banco degli imputati di «distruzione dell’ambiente». E per la prima volta parla del progetto. «Intanto sgombriamo il campo dai falsi miti», attacca, «non è vero che il canale dei Petroli sia il primo colpevole della perdita dei sedimenti della laguna».

Veramente ci sono studi che dicono il contrario.
«Il Canale dei petroli aumenta sicuramente la velocità dell’acqua. Ma l’erosione è colpa dei moli foranei e delle dinamiche della laguna. I metri cubi di fango scavati negli ultimi anni sono 4 milioni. Solo un milione viene dall’erosione del canale, il resto dalla laguna».
Ma adesso perché questo progetto di protezione e conservazione dei fondali?
«Vogliamo evitare che il canale si interri, se no il porto chiude. Proteggere dall’erosione i bassifondi adiacenti».
Dunque l’intervento non aumenta l’erosione?
«Assolutamente no. Anzi. La riduce, con sistemi naturali come le barene. Non siamo riusciti a comunicarlo».
Una critica forte è che si tratta del progetto del 2013, bloccato prima dello scandalo Mose. Un’autostrada in laguna.
«È molto diverso. Le barene sono state ridotte basta guardare i disegni».
Qualcuno pensa che sia propedeutico all’allargamento del canale per farci passare le grandi navi da crociera.
Ma no. In questo progetto non sono previsti scavi né allargamenti dell’attuale canale Malamocco-Marghera. Mi pare che se arriveranno le grandi navi sarà obbligatorio istituire un senso unico di circolazione.
Si utilizzano anche materiali non consentiti.
«Anche questo non è vero. La scogliera riguarda solo un tratto di canale, davanti alla cassa di colmata B. Per contenere i fanghi ed evitare che le protezioni siano distrutte. Il Palav consente in casi eccezionali l’uso di massi e anche delle palancole».
La Soprintendenza ha dato parere favorevole?
«Ha scritto nel suo parere del 2013 che i fanghi vanno messi in cassa di colmata e non usati per costruire nuove barene. E l’uso dei sassi è incongruo in laguna. Ma che si dovevano usare quelli di pezzatura più grande per garantirne la stabilità, di due tonnellate l’uno. Non ha dato parere contrario».
Allora il canale Malamocco-Marghera non sarà sconvolto con questo progetto?
«Direi di no. Il pietrame a protezione sarà tutto sott’acqua. A parte l’angolo con la cassa di colmata. Questo perché le protezioni messe negli anni Novanta per dissipare l’acqua che arriva e provoca erosione – come le burghe e le tamerici – non durano. Sono sparite. Se volevamo fare un progetto furbo lo avremmo fatto così».
Lei dice che quella soluzione può essere messa in discussione?
«Noi abbiamo fatto quello che ci ha chiesto il Porto. Cioè progettare una difesa dell’erosione e dell’interramento del canale. Se qualcuno ha una ricetta migliore per ottenere questo scopo siamo pronti a discuterne».
Chi dovrebbe farlo?
«L’Autorità portuale o il Provveditorato. Noi siamo disponibili. Ma per piacere, partiamo dai dati reali». —
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