Canale dei Petroli Banchina vietata anche all’Oleificio

MARGHERA. Il presidente dell’Autorità Portuale veneziana, Paolo Costa, lo ha detto e ripetuto in tutte le salse: la banchina M36 (nella foto) dell’ex Clorosoda di Eni, affacciata sul trafficatissimo...

MARGHERA.

Il presidente dell’Autorità Portuale veneziana, Paolo Costa, lo ha detto e ripetuto in tutte le salse: la banchina M36 (nella foto) dell’ex Clorosoda di Eni, affacciata sul trafficatissimo canale Malamocco- Marghera, il cosiddetto Canele dei Petroli vietato anche alle grandi navi da crociera, non può essere utilizzata nemmeno dall’Oleificio Medio Piave, che ha appena acquistato da Eni quelle aree e ora vuole costruirci un nuovo impianto di oli vegetali per biodiesel dove rioccupare i dipendenti della Vinyls in fallimento. L’ultimo incontro tra i titolari dell’Oleificio, la famiglia trevigiana Dal Sasso e i tecnici dell’Autorità Portuale, è avvenuto pochi giorni fa e il prossimo è previsto per gli inizi di settembre quando l’Oleificio Medio Piave dovrà decidere quella delle due possibili alternative al Canale dei Petroli. Le due alternative sono state riproposte dal Porto ai Dal Sasso e riguardano il possibile utilizzo - previa concessione - della banchina liquidi sul canale industriale Sud e quella dell’ex Montefibre sul canale Ovest, entrambe in disuso. Per l’Oleificio, però, queste due banchine distano dai 2 ai 3 chilometri dai nuovo impianti che vuole costruire per produrre oli vegetali, mentre la banchina sul canale dei Petroli fronteggia l’area ex Syndial (Eni) acquistata dall’Oleificio.

Ma tant’è, malgrado la comodità e i minori costi di utilizzo, sul canale dei Petroli, come ripete Paolo Costa, possono passare solo le navi mercantili, comprese le grandi porta-container. Il progetto dell’Oleificio Medio Piave sarebbe il primo e unico esempio, sino ad oggi, di riconversione industriale a Porto Marghera proprio nell’area che ha ospitato per decenni l’inquinante ciclo del cloro, per far posto a produzioni di chimica verde. (g.fav.)

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