Camionista licenziato il giudice lo fa riassumere

MESTRE. Il giudice del lavoro di Venezia Margherita Bortolaso ha annullato il licenziamento di un dipendente e ha condannato la «Chemilog srl» di Scorzè, una delle maggiore ditte di autotrasporti del Veneto, a riassumere un camionista, che era stato cacciato alla fine del periodo di prova. L’autista, M.M., e il suo legale, l’avvocato Emanuele Zanarello, durante l’istruttoria sono riusciti a dimostrare che il licenziamento aveva avuto carattere ritorsivo e che l’azienda di Scorzè più volte avrebbe dato l’ordine agli autisti dipendenti di alterare le registrazioni tachigrafiche per guadagnare tempo di guida. La legge impone che in ogni camion vi sia un cronotachigrafo che registra gli orari di partenza e di arrivo, le pause e i tempi di percorrenza. Questo per impedire che i camionisti superino le dieci ore di guida, in modo da evitare colpi di sonno e disattenzione a causa della stanchezza che spesso provocano gravissimi incidenti.
M.M. era stato assunto il 18 giugno 2014 e un giorno prima della scadenza dei quattro mesi di prova, il 17 ottobre dello stesso anno, era stato licenziano «per il mancato superamento del periodo di prova». Davanti al giudice del lavoro lagunare ha contestato il licenziamento, sostenendo che era stato cacciato perché non si era adeguato ad un ordine aziendale, quello di togliere la scheda tachigrafica nei momenti si carico e scarico del mezzo in modo da farlo risultare in pausa. Stando alle norme, invece, anche le operazioni di carico e scarico vanno conteggiate come ore d’impegno lavorativo. Il camionista ha sottolineato che nessuna contestazione scritta o verbale gli era stata mossa in quei quattro mesi e ha ricordato anche la sua lunga e pregressa esperienza di lavoro quale autista.
Per il giudice la tesi del dipendente licenziato è stata suffragata da riscontri probatori. M.M. ha sostenuto che aveva ricevuto telefonicamente l’ordine da Scorzè «di usare la calamita per escludere la registrazione sulla scheda dei reali movimenti del camion e di estrarla dal cronotachigrafo durante le operazioni di carico e scarico». Un altro camionista licenziato dalla «Chemilog» ha riferito al giudice Bertolaso che era stata cacciato a seguito del suo rifiuto «di circolare dell’area del porto di Genova per sdoganare la merce scaricata alla fine della giornata di lavoro togliendo la scheda cronotachigrafica in modo che il camion risultasse in pausa così da poter ripartire, senza l’effettiva osservanza della pausa».
Lo stesso autista ha aggiunto che aveva saputo da dipendenti più anziani «che l’ordine di “mettersi in pausa” significava girare senza scheda o applicare la calamita si un bulbo del cambio che fa sì che il cronotachigrafo segni pausa pur con il camion in movimento». Alla fine, il giudice ha annullato il licenziamento e ha ordinato di reintegrare M.M., condannando l’azienda a pagare 2500 euro di spese legali.
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