Foliage d’agosto a Venezia: la siccità colora il panorama urbano

Il giardiniere Bodi: «A causa delle alte temperature, gli alberi non riescono più a mantenere un equilibrio traspirativo». La docente Buffa: «Stress da calore e carenza idrica»

Costanza Francesconi
Campo San Giacomo dall’Orio a Venezia
Campo San Giacomo dall’Orio a Venezia

Stress da calore. Ne soffrono visibilmente alberi e piante che in questi giorni, loro malgrado, regalano alla vista degli umani le tinte tipiche del foliage autunnale. Succede nei pochi campi alberati veneziani, cimiteri di foglie come San Giacomo dall’Orio, nei giardini pubblici e privati di centro storico e terraferma che hanno già perso il loro aspetto verde brillante.

«A causa delle alte temperature, gli alberi non riescono più a mantenere un equilibrio traspirativo» legge il fenomeno Eduard Bodi, che descrive gli organismi vegetali come «pompe in equilibrio».

Capo squadra dei giardinieri ai Giardini Reali di San Marco e all’Orto del Redentore per conto di Venice Gardens Foundation, Bodi spiega: «Le nostre piante non sono estremamente mediterranee, e sopra i 35 gradi soffrono l’eccessiva radiazione solare, la poca acqua, il gran caldo. Per un meccanismo di auto difesa, in queste condizioni rigide, massimizzano l’energia. Quindi abbandonano le foglie meno funzionali».

Il giardiniere parla di una situazione preoccupante. Di alberi in emergenza, in stress idrico e di temperatura. Innaffiare di più? «Non è la soluzione», avverte. «Prendiamo un albero di media grandezza», fa l’esempio Bodi, «che consuma all’incirca di 250-300 litri di acqua al giorno e si abbevera soprattutto dalla falda, una riserva nel sottosuolo. Dargli più acqua in superficie pone il rischio di annegarlo».

Sulla convenienza, o meno, di bagnare le piante quando il sole tramonta, dice: «La pianta generalmente beve meno la notte, inoltre la sera, se umida, è più soggette all’insorgere di malattie fungine».

Aggravante tutta lagunare, il cuneo salino. In tempi di siccità, il sodio si attacca più facilmente all’acqua dolce, e risale. «Può essere fitotossico, nocivo o capace di danneggiare e uccidere le piante. Le realtà più esposte sono quelle vicine all’acqua, ai canali».

Foglie accartocciate e secche, riarse come nella Canestra di frutta di Caravaggio. Un panorama diffuso in tutta la provincia veneziana. «Non ci è nuovo il concetto di isole di calore urbane, legato a cementificazione e irraggiamento», interviene la professoressa Gabriella Buffa.

A Ca’ Foscari insegna Botanica sistematica al dipartimento di Scienze ambientali. «Ecco, nel caso del centro storico non possiamo non considerare il poco terreno, letteralmente i metri, entro cui devono stare le radici degli alberi piantati all’aperto negli ambienti pubblici. E come l’acqua», aggiunge la docente, «anche quando piove, entri a fatica nel terreno, per lo più impermeabile, non andando ad arricchire il totale della risorsa disponibile per la pianta».

Tecnicamente si chiama filloptosi la caduta precoce ed eccessiva delle foglie. «Il fatto che il fenomeno si verifichi non significa necessariamente che l’albero stia morendo», precisa Buffa, «ma che, per la sua natura modulare, si adatta alle condizioni, sacrificando la parte di sé che fatica a mantenere, e senza la quale può vivere». Sta succedendo in queste ore in cui l’atmosfera chiede alle piante più acqua di quanta ne possano poi effettivamente riassorbire dalle radici.

«Il problema si verifica quando, come adesso, questa situazione di stress non si verifica solo nelle ore normalmente più calde della giornata, ma persiste», evidenzia l’esperta. Non c’è sollievo nemmeno quando scende la sera, «perché a causa delle notti tropicali, non dà tregua».

Succede anche che nei campi a Venezia e nelle fondamente dove il solleone batte senza sosta, crescano più rigogliosi ciuffi d’erba. Fanno sapere gli esperti che il motivo è l’effetto termico dei masegni, quelli appoggiati e non cementificati, che cattura umidità e quindi ricreano un ambiente più favorevole alle piante selvatiche, molto competitive.

Per conto del Comune si occupa dello sfalcio una cooperativa che, a Venezia e nelle isole, sta intervenendo con il diserbo meccanico. Intensificato date le circostanze. Rispetto alla tabella di marcia, il lavoro è di poco oltre la metà, più o meno equamente distribuito nel territorio.

Il diserbo sarà completato entro il 25 agosto. Attualmente su Venezia e isole ci sono sei squadre operative che resteranno attive fino al termine dell'intervento. Non possono essere usati prodotti come in terraferma, tipo acido acetico o diserbante, quindi l’unica operazione possibile è intervenire a mano.

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