Caduta in acqua nel 1172 al momento dello sbarco

Anche un cronista attento come Francesco Sansovino - l’autore di «Venezia città nobilissima», nel Cinquecento riferisce della perdita della terza colonna per Piazzetta San Marco, caduta in acqua al momento di scaricarla. Secondo la tradizione, a guidare le operazioni di attracco delle tre colonne, ciascuna trasportata dall’Oriente su una barca distinta, nel settembre del 1172, sarebbe stato il capitano Jacopo Orseolo Falier, che si sarebbe occupato di far realizzare un simbolo di Venezia alla sommità di ciascuna di esse: San Teodoro, il primo santo protettore della città: una chimera orientale a cui sono state aggiunte le ali. E il dignitario con il corno dogale che si sarebbe trovato alla sommità della colonna perduta. Doni portati al Doge Agostino Ziani, da poco insediatosi. Orseolo Falier sovrintende personalmente alle operazioni di trabordo delle tre colonne, ma qaualcosa non funziona negli argani deputati al lavoro. Forse non è stato calcolato correttamente il peso delle enormi colonne di granito, forse qualche ingranaggio si inceppa, forse uno sbilanciamento improvviso causato da un onda fa «ballare» la nave. Fatto sta che la terza colonna scivola dalla barca e finisce in acqua. L’inchiesta che sarà aperta subito dopo non riuscirà mai a chiarire davvero la causa per cui la terza colonna - quella che avrebbe avuto alla sommità la statua dogale - si sia staccata dai supporti e sia finita in acqua. E anche le altre due colonne, sbarcate sul molo, resteranno a lungo in quella posizione, fino a quando Niccolò Barattieri - già distintosi nella costruzione della cella campanaria del Campanile di San Marco - non riuscirà a trovare il modo di sollevarle. Ottenendo in cambio dal doge la concessione del gioco d’azzardo da svolgersi in mezzo alle diue colonne.
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