Ai, posizionamento e futuro: a Ca’ Foscari il primo confronto tra i cinque candidati al rettorato
Barbante, Sgarbi, Bagnoli, Pasini e Pontani hanno risposto alle domande della comunità dell’ateneo. Prossimo appuntamento in programma giovedì 29 aprile

Dieci minuti per presentarsi alla comunità accademica cafoscarina, due per rispondere a una manciata di domande dei docenti estratte a sorteggio, un giro di tavola finale. I cinque professori in corsa per la carica di rettore dell’Università Ca’ Foscari (sessennio 2026/27-2031/32) stamattina, 27 aprile, si sono misurati al campus economico di San Giobbe nel primo dei tre confronti pubblici organizzati dall’ateneo in vista delle elezioni, i prossimi 12, 14 e 18 maggio.
Un necessario e repentino cambio di passo netto, uno stacco dalla governance tutt’ora guidata dalla rettrice Tiziana Lippiello: su questo convergono senza mezzi termini gli aspiranti rettore Carlo Bagnoli, professore di Economia aziendale alla Venice School of Management, Carlo Barbante, professore di Chimica analitica al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica, Giacomo Pasini, professore di Econometria al Dipartimento di Economia, Filippomaria Pontani, professore di Filologia greca e latina al Dipartimento di Studi Umanistici, e Marco Sgarbi, professore di Storia della filosofia al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali.
Due ore e mezza di punti programmatici condensati davanti al pubblico dell’aula magna Guido Cazzavillan. Obiettivo, ricostruire un’identità che si è appiattita, riguadagnare terreno come università pubblica. Barbate inquadra il rebranding. «La sostanza c’è, partiamo da competenze di alto livello esistenti, da valorizzare e comunicare all’esterno, perché Ca’ Foscari sia in grado di intercettare l’attrattività, anche in termini di fondi di ricerca, che merita. Basta polarizzazioni interne».
Bagnoli preme su visione e posizionamento strategico «da ristrutturare con sguardo innovativo e interdisciplinare», e di trasferimento tecnologico, «sfida Paese, non da subire ma interpretare come risorsa, sperimentando a Ca’ Foscari l’utilizzo dell’IA generativa in maniera esemplare per gli altri atenei». Sgarbi punta sull’università multicampus, “capace di creare impatto, più flessibile e snella nei suoi processi burocratici. Un’anima sola dove Venezia, Mestre e Treviso facciano sistema quanto a saperi, preservando gli elementi di forza”, quindi Venezia polo culturale, Mestre scientifico, Treviso intrecciata al tessuto produttivo.
Forte lo sguardo di Pontani sulla ristrutturazione da apportare agli organi di governo, «in testa funzionalità e trasparenza di Senato accademico e Cda». Tra i nodi da lui accentati, l’organizzazione da rivedere del personale tecnico e amministrativo, su competitività e faziosità interne da abolire, sulla postura dell’ateneo veneziano, “non pervenuto negli ultimi anni come attore partecipe al dibattito pubblico, capace di portare soluzioni alternative nelle scelte dell’amministrazione locale, di prendere posizioni anche contrastanti”.
Persone e dipartimenti al centro, fulcro della comunità cafoscarina, questo il mantra di Pasini. «Il rugby, prima dell’economia, mi ha insegnato che senza fiducia e responsabilità reciproca non si avanza”. Tradotto mappatura e censimenti a tappeto per individuare i colli di bottiglia come base necessaria per sviluppare una prospettiva di lunga durata “e non ragionare con tempi dettati dall’urgenza limitata del domani”. L’accessibilità (anche abitativa) di Venezia centro storico e la potenzialità di Treviso città universitaria tra i suoi punti.
Il prossimo appuntamento è il giovedì 29 aprile, dalle 9.30 alle 12, all’Auditorium Santa Margherita-Emanuele Severino in Campo Santa Margherita. Modera l’incontro Agar Brugiavini, presidente supplente della commissione elettorale centrale.
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