Buranelle scomparse, la pista della polvere da sparo

VENEZIA. Scomparsa delle "buranelle", un nuovo input alle indagini arriva dagli accertamenti eseguiti dalla polizia scientifica sui reperti sequestrati a Nicola Alessandro, 54 anni, l'unico indagato, reato ipotizzato duplice omicidio e occultamento di cadavere, per la scomparsa delle due donne.

Dalle analisi è emerso che sui quattro indumenti sequestrati all'indagato - un giaccone, un cappotto, un paio di pantaloni e una giacca - ci sono tracce di polvere da sparo. Secondo la difesa rappresentata dall'avvocato Igor Zornetta, si tratta di contaminazione dovuta ad una cattiva repertazione degli indumenti. Spiega l'avvocato: "Secondo il nostro esperto, il dottor Luciano Garofalo ex comandante dei Ris, sia in fase di sequestro che di conservazione degli indumenti non si è proceduto in maniera corretta. Ad esempio il poliziotto che ha sequestrato i capi non usando i guanti, aveva sparato negli ultimi giorni, ha sicuramente contaminato i capi. Inoltre gli stessi non sono stati conservati in maniera corretta. Del resto a quel tempo, 20 anni fa, i protocolli operativi erano diversi. E poi è pensabile che il mio assistito abbia sparato in momenti diversi, a ore di distanza, per uccidere? Infatti i capi sequestrati li ha indossati in ore diversi e lontane tra loro", conclude Zornetta.
Nicola Alessandro è indagato dall'ottobre dello scorso anno, quando gli agenti della Squadra Mobile di Venezia, gli hanno notificato l'atto con il quale la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip l'esame del DNA su oggetti e capi di abbigliamento che gli sono stati sequestrati negli anni successivamente alla scomparsa delle due ragazze. I nuovi metodi di analisi scientifica hanno permesso questo ennesimo colpo di scena. Sarà la volta buona?
Le due ragazze di Burano, Paola Costantini e la nipote Rosalia Molin (ex fidanzata di Alessandro), di 29 e 25 anni, sono scomparse il 27 ottobre del 1991, dopo essere scese dal vaporetto a Treporti. Avevano detto di voler andare a vedere un film al cinema a Jesolo. Non sono più tornate a casa. Di loro non si è saputo più nulla nonostante le indagini e le ricerche. Poi la svolta circa due anni fa quando, sulla scorta delle dichiarazioni di un poliziotto che aveva ricevuto una soffiata da un teste giudicato attendibile, il pregiudicato Umberto Manfredi fino a quel momento rimasto in silenzio, l'inchiesta è stata riaperta con il fascicolo sempre affidato al procuratore aggiunto Carlo Nordio.

Dall'analisi dei reperti sono emersi elementi che oltre a dare nuovo impulso alle indagini, fanno imboccare una pista precisa agli investigatori.

Questi i reperti su cui su cui sono stati eseguiti gli accertamenti tecnico biologici: cappotto di colore nero; una giacca in stoffa a quadri; un paio di pantaloni di colore nero in cotone; un giaccone trapuntato di colore nero; un paio di scarpe di colore nero; dei granelli di sabbia rinvenuti all'interno delle tasche del giaccone; alcune foglioline essiccate di ciliegio trovate nelle tasche del giaccone; 4 capelli di colore nero lunghi 5 cm; due micro fibre di colore verde trovate sul cappotto; 3 capelli di colore castano chiaro rossiccio lunghi 12 centimetri rinvenuti sul cappotto; alcune fibre di colore rosso vivo rinvenute sul cappotto blu; una chiave a tubo marca Usag e numero 10 dello stesso tipo di quella rinvenuta nel bagagliaio della Fiat 126 di Rosalia Molinari; una chiave da serratura con piastrina in plastica riportante la scritta "WC 4 Zensci" è trovata nel cruscotto del furgone di Alessandro e di cui l'uomo non sa spiegare la provenienza.
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