«Badanti romene e l’incubo quarantena non potremo riabbracciare i nostri cari»

Incertezza e angoscia nella comunità romena del Veneziano, a pochi giorni dall’ordinanza del Ministero della Salute che equipara la Romania (e la Bulgaria) ai Paesi extra-Schengen. Chi vi ha soggiornato negli ultimi 14 giorni, infatti, al rientro in Italia deve sottoporsi a una quarantena precauzionale di due settimane. La decisione è dettata dall’impennata di nuovi casi di Covid-19 verificatasi nei due Stati dell’Est Europa, per scongiurare il rischio che gli immigrati residenti in Italia causino nuovi focolai tornando dalle ferie nel Paese di origine. Ma è l’interpretazione dell’ordinanza che lascia molti nel dubbio: «Sto ricevendo molte telefonate di persone che sono andate in vacanza, che mi domandano informazioni», racconta Daniel Saboanu, presidente dell’associazione socio-culturale romena Decebal-Traian di San Donà di Piave, riferimento per il veneto orientale. «C’è confusione soprattutto sui tempi del soggiorno in Romania: da quando si contano i 14 giorni? Ma non è chiaro nemmeno a chi si deve segnalare quando si torna in Italia. All’Ulss, al Comune, alla polizia locale? Sia chiaro che non siamo assolutamente contrari alla quarantena, è un disagio che accettiamo volentieri per non mettere in pericolo gli altri. Preferiamo una difficoltà temporanea di due settimane piuttosto che finire in ospedale o mandarci qualcun altro. Non vogliamo nemmeno lamentarci, ma serve più chiarezza sul quando e sul come». L’ordinanza del ministro Speranza tocca da vicino un territorio, quello della città metropolitana di Venezia, che vede una forte presenza della comunità romena. Solo a San Donà, infatti, vivono circa 1.200 romeni, che raggiungono quota 4 mila in tutto il Veneto Orientale e circa 20 mila nell’intera provincia, gran parte a Mestre e nei comuni vicini. Tante persone, che spesso lavorano in settori particolarmente a rischio contagio: primo fra tutti quello dell’assistenza per anziani. Proprio le badanti potrebbero andare incontro a qualche problema nell’intraprendere la quarantena, soprattutto quelle che abitano insieme ai propri datori di lavoro. «Finché si vive con i propri familiari in qualche modo ci si arrangia», dice Saboanu, «il problema sorge se in casa ci sono altre persone che lavorano o che hanno problemi di salute». Il provvedimento avrà un forte impatto anche sui lavoratori stagionali, residenti in Romania ma che ogni anno venivano nel veneziano per qualche mese: «A fine agosto cominciano la vendemmia e la raccolta delle mele, per cui molta gente arrivava e lavorava durante l’autunno. Quest’anno quelle persone probabilmente non partiranno». Ad ogni modo, finora i viaggi da e per Bucarest e dintorni sono stati in numero contenuto: la stagione delle partenze di solito è agosto, e a scoraggiare ci sono anche le restrizioni imposte dai Paesi di transito. «In Ungheria, per esempio, ci sono diverse limitazioni su percorsi e orari di passaggio», spiega Saboanu, «e non si può nemmeno entrare in autogrill. È un problema per molti che partono in auto o in pullman, viste le incertezze con i viaggi aerei. Ma la maggioranza resterà qui, anche perché tanti hanno consumato le ferie durante il lockdown. Il disagio più grande sarà proprio non poter vedere i familiari per quei 10-15 giorni che si facevano di solito d’estate». Dice Alexandru Iacob, presidente dell’associazione Romeni e Moldavi in Veneto: «Finora non c’è stato grande movimento di rientro in Italia», dice, «il periodo in cui tante persone si recano in Romania inizia adesso. Da quello che so molti stanno partendo lo stesso, sperando che nel giro di 2-3 settimane la situazione si risolva e si possa tornare senza problemi verso fine agosto». —
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