Baci “rubati” agli stagisti in ufficio: condannato ex dirigente della Regione

Due anni e mezzo per i fatti accaduti 14 anni fa. Assolto dall’accusa di aver minacciato di licenziare chi non accettava le avances

Roberta De Rossi
Il tribunale di Venezia a Piazzale Roma
Il tribunale di Venezia a Piazzale Roma

Due anni e mezzo di reclusione: a tanto il Tribunale collegiale presieduto dal giudice Stefano Manduzio ha condannato per violenza sessuale nei confronti di due stagisti, il 70enne Antonio Bonaldo, all’epoca dei fatti (siamo nel 2016-2017) direttore di uno dei servizi della Direzione Industria e Artigianato della Regione Veneto.

La richiesta del pm

Di anni il pubblico ministero Giorgio Gava ne aveva chiesti 4 di pena, sostenendo che «Bonaldo ha usato in modo sistematico il proprio potere per soddisfare la propria concupiscenza: i rapporti di forza erano tali che chi non si è piegato è uscito dalla Regione. Il fatto che nessuno di questi - a fronte atti sessuali - gli abbia dato un pugno è perché c’era totale soggezione rispetto alla sua posizione in autorità».

Il Tribunale ha ritenuto sussistente l’accusa di violenza sessuale in due casi - la sentenza potrà essere impugnata in appello - per i baci “rubati” a due giovani stagisti e, in un caso, anche per «aver appoggiato un dito nella zona inguinale».

Il Collegio ha invece assolto l’ex dirigente pubblico con formula piena (il fatto non sussiste) dalle tre accuse di concussione mosse dalla Procura, non ritenendo che l’ex direttore oggi in pensione abbia promesso benefici sul lavoro, assunzioni o minacciato licenziamenti se alcuni impiegati non gli avessero concesso le prestazioni sessuali che richiedeva. Infine, i giudici hanno dichiarato prescritto (i fatti contestati risalivano al 2011-2012, troppo in là nel tempo per essere giudicati) forse l’accusa di violenza più grave mossa dalla Procura e respinta dalle difese: aver palpeggiato nelle zone intime un terzo impiegato.

Approccio e violenza

«Un approccio non è una violenza», ha detto l’avvocato difensore Carlo Broli, «cercare un bacio non è un reato. Uno dei due stagisti ha raccontato di come Bonaldo sia stato inopportuno fin dal primo colloquio, ma comunque che “era contento di iniziate a lavorare, nonostante certe bandierine rosse”. Insomma aveva accettato il rischio. Ha accettato le domande intime, gli abbracci, gli struscii, la pretesa di tenersi per mano, ha posto il limite solo quando è scattato il bacio alla francese».

Ma c’è stato anche chi si è ritratto: «Si è forse sentito offeso perché, nonostante fosse eterosessuale, era stato visto da Bonaldo come un possibile partner», chiosa la difesa. Da parte sua, la legale Patrizia Vettorel ha arringato che «Bonaldo non aveva il potere di spostare nessuno, le sue promesse di soldi e di assunzione non potevano concretizzarsi: lo stage non serviva a questo, era a tempo, per entrare in Regione serve un concorso. Ad aver subito un danno, è proprio Bonaldo» .

«Non era affetto»

Immediata la replica dell’avvocato Renzo Fogliata, legale di parte civile: «Uno degli stagisti racconta di essersi “congelato” quando il direttore dell’unità ha cercato di baciarlo, è la stessa reazione che viene descritta da tante ragazze vittime di violenza. Parliamo di un soggetto debole, che ha confessato di aver pensato al suicidio, che è andato in cura. Davvero si può parlare di un capo che si limitava a gesti “affettuosi”? Useremmo gli stessi termini se si fosse comportato così con delle dipendenti di genere femminile?».

Quanto al clima in quell’ufficio, gli stessi avvocati difensori hanno detto che il direttore era «antipatico con tutti», mentre le parti offese hanno descritto l’ufficio come «una microimpresa veneta tossica». Bonaldo è stato condannato a risarcire una delle parti civili e la Regione Veneto: provvisionale di 5 mila euro per l’uno e di 3 mila per l’altra.

 

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