«Aziende calzaturiere sempre più a rischio»

Allarme della Cgil sulla dipendenza da un unico committente La Be71 di Fossò intanto dialoga ma porta i libri in tribunale
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STRA. Sempre più aziende anche di medie dimensioni calzaturiere della Riviera del Brenta sono in difficoltà perché legate a un unico committente, soggetti che possono mettere a rischio – dicono i sindacati – centinaia di posti di lavoro nel comprensorio se decidono di spostarsi fuori dal territorio italiano e in particolar modo dalla Riviera del Brenta. A lanciare il grido d’allarme sono i sindacati dopo il fallimento dell’azienda Be71 di Fossò che questa settimana porterà i libri in tribunale lasciando a casa 40 dipendenti per i quali si è aperto un tavolo di crisi a livello regionale.

L’azienda “ex Kallistè” , di proprietà dell’industriale marchigiano Cleto Sagripanti, era attiva fin dal 1968 in Riviera e produceva calzature di altissima qualità. I proprietari avrebbero fatto capire in questi giorni che l’azienda ha chiuso perché uno dei grandi marchi o committenti al quale consegnava la produzione aveva deciso di rivolgersi ad altre realtà fuori dalla Riviera del Brenta. Una decisione che avrebbe causato problemi di bilancio.

«Il 10 dicembre», spiega per la Filctem Cgil Davide Stoppa, «l’azienda si siederà al tavolo regionale delle trattative, ma nel frattempo porterà i libri in tribunale. Quello che chiediamo è che per i lavoratori di Fossò lasciati a casa dalla mattina alla sera si apra un pacchetto di soluzioni di welfare attesi. C’è la possibilità di attivare fin da subito la cassa integrazione straordinaria per cessata attività».

Nelle scorse settimane alla vicenda della Be71 si erano interessati la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin e il consigliere regionale Franco Ferrari di “Civica per il Veneto”. «Oltre alla ex Kallistè», spiega Stoppa, «ho raccolto le preoccupazioni in questi mesi di decine di altre piccole e medie imprese che legate ai grandi marchi temono che questi possano decidere di abbandonare il territorio ovviamente per il proprio tornaconto».

«La questione», sottolinea il segretario della Filctem Cgil Michele Pettenò, «dei rischi insiti in un settore con piccole e medie aziende legate sempre più ai grandi marchi, dal punto di vista produttivo purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di trovare il giusto equilibrio fra managerialità delle grandi aziende e altissima professionalità artigiana e locale». Intanto sempre per il calzaturiero è emerso nei giorni scorsi come ci sia stato un aumento delle posizioni di cassa integrazione firmate durante il 2019 di circa il 10% rispetto all’anno precedente. La misura è stata chiesta da circa 70 aziende per un numero complessivo di dipendenti che si aggira sui 400. —

A.Ab.

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