Ascom diffida Prefetto e Croce Rossa «Responsabilità per epidemia colposa»

L’affondo dei commercianti di Jesolo. Il sindaco Zoggia ufficializza la richiesta di commissariamento di via Levantina
Interpress/GF.Tagliapietra Venezia. 24.07.2018.- VITTORIO ZAPPALORTO prefetto di Venezia
Interpress/GF.Tagliapietra Venezia. 24.07.2018.- VITTORIO ZAPPALORTO prefetto di Venezia

JESOLO

Diffida a Prefettura e Croce Rossa, l'accusa formulata in Procura dalla Confcommercio è di epidemia colposa. Un'altra denuncia, dopo quella del 18 luglio subito dopo l'accertamento dei 43 contagiati alla Cri di Jesolo. Ora è guerra aperta con l'avvocato Alberto Teso, delegato Ascom a Jesolo, che ha pronunciato la sua ennesmia Filippica al Prefetto dopo che già lo aveva attaccato per i disordini in piazza Mazzini e la censura dei pubblici esercizi.

La richiesta perentoria è di non fare uscire i migranti dalle mura di via Levantina e la diffida è stata trasmessa anche alla Procura della Repubblica del Tribunale di Venezia. «È ormai conclamata la presenza di un focolaio Covid-19 all'interno del centro della Cri», spiega il delegato comunale dell'associazione commercianti, «e ha perfettamente ragione il sindaco Zoggia a chiedere il commissariamento del centro, attesa l'evidente incapacità dell'attuale dirigenza di governare la situazione di allarme. Il tutto, ovviamente, in attesa di una rapida chiusura del centro».

Ma non basta e rincara la dose: «Gli italiani sono rimasti chiusi in casa tre mesi, in molti casi senza poter lavorare, per cui non vedo quale esigenza abbiano questi profughi, serviti e riveriti all'interno del centro, di uscire a passeggio o, quand'anche fosse, per lavorare. Dalla Croce Rossa ricevono tutto ciò di cui hanno bisogno. I casi di infezione accertati sono tutt'altro che cessati, per cui nessuno, anche se al momento negativo al tampone, deve poter uscire. La Prefettura ha il compito di garantire l'incolumità delle persone e, vista la solerzia dimostrata nel sanzionare e gravare con inutili adempimenti i commercianti, pretendiamo altrettanta attenzione per questa situazione di vero allarme. Una gestione sbagliata dell'emergenza potrebbe comportare la responsabilità per epidemia colposa, oltre che per omissione e abuso di atti d'ufficio».

Ieri il sindaco, Valerio Zoggia, ha trasmesso la richiesta di commissariamento per la gestione della sede di Jesolo della Croce rossa italiana al Comitato regionale della Croce rossa e, per conoscenza, al Prefetto Vittorio Zappalorto e al presidente Zaia. «Siamo convinti che l’attuale gestione del centro di via Levantina non sia rigorosa e che non ci siano adeguati controlli da parte del personale e dei responsabili della struttura» afferma il sindaco «non è possibile che a distanza di quasi un mese dai primi casi di positività e nonostante le misure che ci è stato detto essere state prese, si stia rivivendo questo copione».

Ma la lista civica Jesolo di Daniele Bison ribadisce che commissariare non basta: «Deve essere chiusa».

Il comitato per i diritti civili condanna la caccia agli untori-migranti. «Tutto diventa sempre più chiaro» dice Francesco Esposito «il problema a Jesolo è la Croce Rossa Italiana. Jesolo sembra più la Milano del 1629, l'anno in cui si cercavano gli untori invece di affrontare la diffusione della peste con rigore scientifico. Allora era giustificabile, oggi no. Per quale motivo non si chiedono tamponi a tappeto per tutti coloro che hanno frequentato le discoteche? Sono stati rintracciati gli avventori che hanno usufruito dei servizi dei ristoranti chiusi causa presenza di persone giudicate positive al corona-virus?». —



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