«Aprilia, prorogare la cassa integrazione»

NOALE
Le speranze ci sono, ma i timori restano. E forse la bilancia pende più verso questi ultimi. Che ne sarà dei lavoratori Aprilia di Noale e Scorzè se il governo non dovesse prorogare gli ammortizzatori sociali per un altro anno? La domanda circolava ieri nell’autobus che portava una cinquantina tra lavoratori e rappresentanti sindacali al presidio nazionale indetto a Roma da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil fuori dal Ministero dello Sviluppo economico.
Ad attenderli c’erano altri metalmeccanici provenienti da tutta Italia, tutti nella stessa barca, per invitare l’esecutivo di Giuseppe Conte a trovare una situazione, che permetterebbe di evitare migliaia di licenziamenti. Una delegazione è stata invitata alla riunione con i funzionari ed è stata portata anche la questione legata alla casa motoristica veneziana. Da Noale e Scorzè le orecchie sono ben tese; grazie agli accordi firmati con il Gruppo Piaggio, sino ai primi di gennaio prossimo, 273 operai dello stabilimento di Scorzè, su 296, sono in cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione. Noale resta esclusa. Si tratta dell’ultima parte di un pacchetto di ammortizzatori sociali da 36 mesi, come prevede la legge, ma se non dovessero essere prorogati, più d’uno rischierebbe.
Infatti, ci sono 105 esuberi ma c’è l’impegno di Piaggio a non lasciare a casa alcuno e, sinora, i rapporti con i sindacati hanno permesso di scongiurare questa ipotesi.
«A Roma» spiega Matteo Masiero di Fim Cisl «abbiamo chiesto che l’azienda sia inserita nel piano di riordino della cassa integrazione straordinaria. Ci serve tempo per garantire a tutti i lavoratori in esubero una soluzione alternativa al licenziamento secco. Per questo abbiamo domandato dei precisi impegni ad Aprilia per accelerare gli investimenti sui nuovi modelli e sottoscritto un accordo di ricollocamento dei lavoratori tramite l’assegno Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro), compreso un percorso per formare e riqualificare la professionale curato da un’agenzia specializzata».
Ma il futuro resta incerto e, almeno il presidio di ieri, è servito a portare a conoscenza quanto si è fatto in questi anni a Noale e Scorzè. Poi se da Roma dovessero puntare al reddito di cittadinanza, allora le cose cambierebbero.
«Non siamo tranquilli» spiega Raffaele Ganzerla di Fiom Cgil «perché se dovessero finanziare questa ipotesi, dovrebbero togliere i soldi da qualche altra parte. Dal ministero ci hanno risposto della disponibilità a discutere dei problemi e, speriamo, di essere accontentati per il 2019. Poi non so che accadrà dal 2020: in Aprilia ci sono molte persone comprese tra i 40 e i 50 anni. L’azienda è sempre stata disponibile a non licenziare e a discutere ma se il governo nazionale non dovesse intervenire, siamo pronti a scendere in piazza». —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








