Ampliamento Nekta rischio licenziamenti

Impianto per il trattamento delle ceneri di pirite, le associazioni riunite in comitato scrivono al presidente della Regione Luca Zaia e invocano un suo intervento. Una lettera in cui denunciano l'amp...

Impianto per il trattamento delle ceneri di pirite, le associazioni riunite in comitato scrivono al presidente della Regione Luca Zaia e invocano un suo intervento. Una lettera in cui denunciano l'ampliamento chiesto da Nekta con il nuovo impianto. L'azienda, che si trova nella zona industriale tra San Donà e Noventa ha scritto invece un'altra lettera ai consiglieri di San Donà nella quale denuncia la continua chiusura delle imprese in Italia e la crisi.

Il titolare, Emiliano Rocco, paventa politici travestiti da comitati ora che siamo in piena campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative a San Donà. L'azienda ha 38 dipendenti e sarebbe pronta ad assumerne 20, oppure licenziarne una decina.

«L’impianto caldeggiato da Nekta», scrivono le associazioni a Zaia, «già operativa in zona per la bonifica di materiali contenenti amianto, avrebbe la capacità di trattare 500 tonnellate al giorno, 120 mila all’anno, di ceneri di pirite. Quanti camion invaderebbero, con tutte le conseguenze in termini di smog e di sicurezza stradale, la viabilità ordinaria in un contesto altamente popolato, vicino a scuole e a centri abitati? Grassaga, Santa Teresina, Mussetta e la stessa Noventa verrebbero interessate. Una follia. Tanto più che queste realtà sono già messe a dura prova dalla convivenza con altri due siti di trattamento di rifiuti tossico-nocivi, Poletto ed Eco Energy, che minacciano salute e ambiente con emissioni e incidenti, vedi il verificarsi di diversi incendi, che hanno creato situazioni di allarme e di emergenza con interventi di forze dell’ordine, protezione civile, vigili del fuoco, Arpav, inoltre questo insediamento disincentiva lo sviluppo di altre attività». (g.ca.)

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