All'Isola della Fossetta duello all'ultimo sangue
Un quartiere difficile. «Ma siamo gente che vive onestamente»

Le vie adiacenti alla riva dove si è consumato il delitto
CHIOGGIA.
Il marcio non è qui. Lo ripetono come un mantra. Temono i titoli sui giornali i residenti dell'Isola della Fossetta, temono le voci della gente, che addita il quartiere come malfamato, da cui tenersi alla larga. «Ma noi siamo gente che lavora e che vive onestamente - si affrettano uomini e donne con gli occhi in allarme, non appena riconoscono i cronisti - gli spacciatori, i ladri arrivano da fuori e gettano il fango addosso a noi e al nostro quartiere». Isola dei "ludri" lo chiamava la gente, col disprezzo per le mani sporche dei cercatori di vermi da esca (da cui però sono nate due cooperative) e per i carri di ferrivecchi e di cartone (primi esempi di raccolta differenziata) fermi davanti alle case. Conosciute come«case minime», le aveva costruite nel 1951 il Genio Civile per gli sfollati con affitti da mille lire al mese. Poi le cose sono cambiate. Chi ci abita parla con l'affanno e l'orgoglio di chi vuole scrollarsi di dosso un pregiudizio. E ripetono, specialmente le donne, che le case se le sono fatte e guadagnate, e che dentro ci camminano con le pattine per non sporcare. La chiesa della Madonna della Navicella li sorveglia, oltre il ponte, e quando il 24 giugno si festeggia l'apparizione, i loro davanzali si ricoprono di drappi rossi e di vasi di vetro buono coi fiori freschi. Poi sono arrivati i caparozzoli e gli uomini hanno legato le loro sorti alle vicende alterne della fortuna e della marea. Né l'accoltellatore né l'accoltellato vivevano più qui, ma hanno scelto l'Isola per regolare un conto, che oggi ricade su tutti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia
Leggi anche
Video








