Alla Giudecca il centro di documentazione sulla famiglia Trentin

Centro di documentazione e ricerca non mancano, ma l’unicità di quello promosso dall’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea è che è dedicato a una famiglia, a Silvio, alla moglie Beppa e ai figli Giorgio, Franca e Bruno Trentin. «Personalità diverse», ha sostenuto ieri l’ex segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani a villa Heriot, alla Giudecca, «ma con un forte filo che lega le loro biografie. Sono tre gli elementi comuni tra loro: l’idea forte di libertà con la scelta conseguente di non piegarsi alla dittatura; l’importanza del valore dello studio, della formazione, della cultura in relazione al senso di responsabilità; l’essere cittadini di un luogo e contemporaneamente di un mondo vasto, di San Donà (dove era nato e cresciuto Silvio: ndr) e dell’Italia, italiani ed europei».
Dopo la morte di Franca Trentin, deceduta a Venezia il 28 novembre di due anni fa, l’Istituto per la storia della Resistenza su sollecitazione dell’Associazione per la storia e la memoria delle donne in Veneto, che aveva ricevuto l’archivio da Franca, e dalla Fondazione Di Vittorio di Roma, che aveva ricevuto l’archivio di Bruno Trentin, ha ritenuto che Venezia non potesse non avere uno0 strumento che raccogliesse e valorizzasse la figura di Silvio e dei suoi figli e che il Centro documentazione e ricerca dovesse diventare il luogo di sintesi degli studi sui Trentin, un punto di riferimento in modo da superare la situazione di dispersione delle carte.
Prima di Epifani, lo storico Mario Isnenghi ha ricordato le figure dei Trentin: di Silvio, che «il 24 dicembre 1925 soltanto assieme ad altri due docenti universitari in Italia, Gaetano Salvemini e Fancesco Saverio Nitti, lascia l’università, insegnava diritto pubblico a Ca’Foscari, e se ne va in Francia per non mettersi la livrea». Per Isnenghi si tratta di un «federalista anticipato», del «miglior possibile anti Alfredo Rocco, di colui che pensa ad una struttura di stato antiautoritario». Ma purtroppo, un infarto lo ha porta via nel marzo 1944: «Una morte intempestiva, altrimenti sarebbe stato protagonista della Costituente e della nuova Repubblica». Di Bruno, segretario prima della Fiom e poi, dal 1988 al 1994, della Cgil. Di lui, ha parlato Epifani, raccontando che ha cresciuto e formato una generazione di sindacalisti e definendolo il teorico «dell’autonomia della rappresentanza operaia in fabbrica».
«In momento di grande crisi anche culturale come questo c’è bisogno di elaborazione di idee per il presente e il futuro quando la politica, se fatta bene ed onestamente, è solo buona amministrazione» ha spiegato l’assessore Andrea Ferrazzi.
Giorgio Cecchetti
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