Agenti presi a bastonate famiglia a processo per resistenza e lesioni
dolo. Per bloccare la perquisizione degli agenti, ne avevano combinate di tutti i colori. Minacce, violenze, addirittura un bastone brandito con tanto di urla per far uscire gli agenti della polizia locale dall’appartamento. Fino al culmine di una colluttazione fisica, conclusa con una prognosi di dodici giorni per il pubblico ufficiale.
È per questi motivi che, nei giorni scorsi, il giudice per le indagini preliminari ha rinviato a giudizio due genitori insieme al figlio: P.A., 33 anni, insieme a C.A., nata nel ’62, e P.A., di 59 anni. Residenti a Dolo, per loro l’accusa è di resistenza a pubblico ufficiale e di lesione personale, con le aggravanti previste dal codice penale.
I fatti risalgono al luglio 2017. L’abitazione dei tre imputati era stata raggiunta da alcuni ufficiali ed agenti della polizia locale di Venezia che si trovavano, nell’occasione, ad eseguire un decreto di perquisizione per caccia di frodo. L’accoglienza da parte degli inquilini, però, non era stata delle migliori. Gli agenti infatti, per come ricostruito dall’accusa rappresentata dal pubblico ministero Stefano Ancillotto, sarebbero fin da subito diventati bersaglio non solo di minacce ma anche di violenza. Uno degli indagati, infatti, avrebbe preso un bastone di legno contro uno degli agenti, urlandogli poi di uscire dall’abitazione. Allo stesso agente, poi, sarebbe stato rinchiuso l’avambraccio tra la porta e lo stipite, proprio per impedirgli l’ingresso nell’abitazione. La violenza sarebbe continuata anche per impedire il sequestro del cellulare: messo in tasca per nasconderlo alla vista degli agenti, uno degli imputati - secondo l’accusa - ha opposto resistenza fisica per proteggere il telefonino arrivando a trascinare l’agente per terra. In uno di questi frangenti della colluttazione, ad avere la peggio è stato proprio uno degli agenti della polizia locale. Per lui, una prognosi di dodici giorni per una distorsione con contusione olocranica e con distacco lamellare del gomito sinistro dopo essere stato sbattuto a terra. Quest’ultimo si è costituito parte civile e, difeso dall’avvocato Augusto Palese, ha chiesto un risarcimento di circa 15 mila euro.
L’inizio del dibattimento è previsto per il 29 aprile. «In quella sede - sono le parole dell’avvocato difensore dei tre imputati, Stefano Marrone - chiariremo la vicenda, anche perché le sanzioni amministrative all’origine della vicenda erano già state annullate dal tribunale di Venezia, con tanto di rifusione delle spese processuali». —
Eugenio Pendolini
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