«Affitti, basta abusivismo subito registri obbligatori»

Il sindaco lancia la campagna per il 2018 e sollecita il ministero dei Beni culturali Abbav e Confedilizia: «Non possiamo essere assimiliati alle strutture alberghiere»
Foto Agenzia Candussi/ Scattolin/ Municipio Mestre/ Assemblea pubblica sul "S.F.M.R. tra passato e futuro" - nella foto: Bruno Pigozzo
Foto Agenzia Candussi/ Scattolin/ Municipio Mestre/ Assemblea pubblica sul "S.F.M.R. tra passato e futuro" - nella foto: Bruno Pigozzo
È iniziato l’anno e le prospettive di regolare il turismo per adesso sono ancora lontane, almeno per le locazioni. Se da un lato l’amministrazione chiede un registro nazionale delle locazioni, dall’altro lato la Regione fa presente che fino a quando lo Stato non cambia legge non si posso regolamentare e le strutture recettive in auge che il registro non serve proprio a un bel niente.


I numeri.
Il portale del Comune sta dando la possibilità di monitorare quante strutture regolari sono presenti in città. Si tratta di circa 3218 strutture complementari, posti letto non identificabili in alberghi, di cui 1874 sono locazioni turistiche, appartamenti che vengono affittati tramite cedolare secca, o perché non hanno avuto il cambio d’uso o perché per diventare B&B avrebbero dovuto fare le fosse settiche oppure perché è semplicemente più conveniente. ll 58,2% delle strutture turistiche non alberghiere sono dunque costituite da appartamenti. Nell’intero territorio comunale le strutture complementari sono 3.706, le locazioni turistiche sono 2051, pari al 56 per cento. Nella città storica si trova il 91,4% delle locazioni turistiche del territorio comunale.


Airbnb.
Venezia è tra le poche città d’arte a non avere ancora trovato una soluzione con Airbnb. Genova ha fatto da capofila, seguita da Milano, Firenze e da poco Bologna dove la piattaforma riscuota il 5% di tutte le prenotazioni per versarle nelle casse del Comune. Il sindaco Luigi Brugnaro ha detto di aver sollecitato al Mibac «l’obbligo per i proprietari delle case affittate con fini turistici e per i portali online di iscriversi in un apposito registro e solo chi sarà iscritto potrà operare». Brugnaro ha aggiunto che le locazioni devono essere assimilate agli altri alloggi affittati «per l’applicazione delle disposizioni in materia di imposta di soggiorno perché è diritto di ogni cittadino e di ogni amministrazione conoscere i dati di chi soggiorna. Anche Airbnb dovrà adattarsi, le regole valgono per tutti».


La lista delle locazioni.
«C’è già una lista delle locazioni depositata nella Città Metropolitana» spiega il commercialista Tommaso Bortoluzzi «Ricordo che dal 2015 è obbligatorio per chi fa locazione turistica, presentare l’allegato A (indirizzo della struttura, nome e cognome dei gestori, numero camere e posti letto, ndr). Inoltre, volendo, anche nel nuovo portale del Comune sono registrate tutte le strutture regolari, quindi non si capisce perché si debba chiedere una terza lista e un registro nazionale. Se l’obiettivo è stanare chi fa il nero, il recente DL 50/2017 obbliga le agenzie immobiliari che fanno da intermediarie e i portali come Airbnb a dare il nome di chi ha pernottato».


Contenzioso.
In questo momento Bortoluzzi, per conto di Abbav e Confedilizia, sta seguendo il contenzioso che c’è tra Veritas e locazioni. Il 15 febbraio scade la mediazione obbligatoria per trovare una soluzione. Se non si troverà un accordo, allora la questione passa alla Commissione Tributaria.


Dal primo gennaio le locazioni hanno infatti l’obbligo di versare la Tari alla pari di strutture alberghiere: «Per Abbav e Confedilizia non è corretto che le locazioni siano gravate da una tassa che le assimila alle strutture alberghiere» prosegue Bortoluzzi «Il motivo è che la legge attuale statale non definisce le locazioni strutture recettive, tanto più che non possono operare con i servizi riconosciuti all’extraalberghiero».


Vuoto legislativo.
Il nodo è proprio qui, si annida tra l’articolo 53 del Codice Civile che dipende dallo Stato e il 27 bis della Legge Regionale che invece considera le locazioni anche turistiche. Più volte è stato chiesto allo Stato di colmare questo buco: «Le possibilità sono due» spiega Pigozzo del Pd «o lo Stato interviene oppure potrebbe dare alla Regione autonomia nella gestione del turismo». Al centro la solita richiesta: normare le locazioni.


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