Addio a Marina Dragotto «Amava la sua città coinvolgeva chiunque»

Dipendente comunale, 52 anni, sconfitta da un cancro Aveva promosso i 100 tavoli del Pd: il ricordo di Baretta

Vera Mantengoli

Due grandi e curiosi occhi verdi affacciati sul mondo. È così che Licia ricorda la sorella maggiore Marina Dragotto, mancata ieri a 52 anni nella sua amata casa della Giudecca. La mamma Anastasia fino all’ultimo le è rimasta accanto, accompagnando la figlia in quello che Marina chiamava un percorso di luce. Dipendente del Comune alle Politiche comunitarie, direttrice nazionale di Audis (associazione aree urbane dismesse) e attivissima nel Pd, Dragotto se n’è andata dopo una lunga malattia. L’urbanista, nata a Milano, che aveva scelto di abitare a Venezia, ha lasciato due messaggi: per almeno un’ora al giorno bisogna essere felici e godete di ogni istante della vita. Ieri mattina la notizia ha commosso la città perché Marina Dragotto si faceva volere da subito bene. Impossibile non rimanere coinvolti dalla sua vivace intelligenza, dalla sua acuta ironia e dalla passione che metteva in qualsiasi cosa facesse, qualità che rendevano Dragotto una donna luminosa.

«La parola luce caratterizza molto bene Marina che ripeteva di voler percorrere questa strada nella luce», prosegue Licia, «mia sorella aveva la capacità di cambiare la vita delle persone in meglio e si dava totalmente». Un esempio tra tantissimi è stato il progetto dei 100 Tavoli del Pd, creato da lei: «Era una donna animata da un vero e profondo senso civico, da una passione politica autentica e da un grande amore per la sua città», ha scritto ieri il segretario Giorgio Dodi a nome di tutto il partito «Il suo coraggio, la sua passione e il suo entusiasmo ci daranno la forza di portare avanti il nostro lavoro. Le sue idee cammineranno sulle nostre gambe». Pier Paolo Baretta ha ricordato la sua intelligenza, la sua passione e la sua disponibilità fuori dal comune, dicendo che la società veneziana perde una persona libera e generosa. Anche Gigi Giordani del PSI l’ha ricordata come una figura politica di grande valore culturale.

Dragotto lottava da anni contro un feroce tumore, ma non è mai stata sola. Negli anni amici e parenti avevano consolidato una rete di amore indistruttibile composta daI familiari e dagli amici più cari come Maura Manzelle, Federico della Puppa, Elena Giacomello, Mara Vittori, Chiara Montan, Claudia Vittori, Alberto Sonino, Roberta Rebesani, Francesco Fracassi, Cecilia Foresi, Maura Orlandini e Sandro Caparelli, senza dimenticare l’oncologo Paolo Morandi e l’Avapo che ha accudito Marina a casa. «La sua casa era sempre aperta. Marina era curiosa e si tuffava nel mondo senza mai rimanere passiva, coinvolgendo chiunque le stesse vicino», racconta Licia, «era locale e universale, presente nella sua città, ma attraverso Audis anche a livello nazionale». Madre altoatesina e padre genovese, Dragotto aveva nel cuore le montagne e il mare ed è per questo che, prima di portare la salma nel paese materno a San Vigilio di Marebbe, la famiglia vorrebbe organizzare un ultimo saluto a Venezia. Sognatrice, idealista ed empatica con tutti, Marina diceva: «Voglio cambiare il mondo. Un sogno più piccolo di così non lo voglio». E ce l’ha fatta, come dimostra la capacità unica di aiutare chi le stava vicino ad accettare questo distacco. —

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