«Abbiamo perso tutto, chiediamo aiuto»

Dieci famiglie sono rimaste senza casa: «Siamo disperati, in fumo il lavoro di una vita». Si pensa a una causa collettiva
Di Vera Mantengoli
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 17.02.2015.- Incendio appartamento in fondamenta della Sensa a Cannaregio.
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 17.02.2015.- Incendio appartamento in fondamenta della Sensa a Cannaregio.

In passato era un convento, oggi del palazzo giallo all’incrocio tra Calle de le Muneghe e Fondamenta della Sensa è rimasto solo l’involucro. L’interno è stato divorato dalle fiamme tanto che dalle finestre della facciata si vede direttamente il cielo. Dieci le famiglie coinvolte che attendono di sapere il loro destino.

L’incendio ha fatto scattare una rete di solidarietà tra parenti e vicini, ma non basta. Gli inquilini guardano dalle calli quello che resta della loro casa. Indossano gli stessi abiti del giorno prima, quando sono corse fuori senza il tempo di portare via qualcosa. Nel Rio della Sensa un giovane uomo finisce di caricare la barca con tutti gli oggetti del figlio di 8 mesi. È impossibile pensare di ritornare nel palazzo giallo al civico 3274. Prima le lingue di fuoco, poi i 42 lanci di secchi da 500 litri lanciati dall’elicottero. L’edificio è completamente inagibile.

In Fondamenta della Sensa c’è un via vai di evacuati che aspetta risposte, come la famiglia Girotto, composta da sette persone. «In casa c’erano mio nonno di 82 anni e le mie sorelle di 12, 16 e 20 anni – ha raccontato Fiorenza Girotto dell’appartamento ubicato dietro a quello in cui sembra aver avuto origine l’incendio –. Mio padre stava tornando dal lavoro e si è accorto che uscivano fiamme dal tetto. Ha chiamato in casa e sono usciti. Io sono tornata dal lavoro alle 14.30. Siamo rimasti fuori fino al tardo pomeriggio, ma è completamente pieno di acqua. Nessuno di noi è più rientrato». Martedì sera qualcuno si è arrangiato e ha trascorso la notte da parenti o vicini di casa. Altri hanno ricevuto ospitalità dall’ospedale «Fate Bene Fratelli» che ha messo a disposizione il centro di spiritualità «Cardinal Piazza» dove attualmente sta anche la famiglia Padoan, proprietaria dell’immobile alla base delle verifiche. Con la casa le fiamme si sono portate via anche pezzi di vita.

Martedì lo stato d’animo era di uno sconvolgimento totale. Oggi si sente la rabbia: «Non abbiamo più nulla – racconta il Sergio Lombardi che viveva all’ultimo piano del palazzo giallo con la sorella. Tutto il lavoro di una vita bruciato. Io sono ancora vestito con una tuta, non ho più il cellulare, non ho niente con me. Adesso vediamo cosa dicono i vigili, perché c’è l’ipotesi che tutte le famiglie danneggiate facciano causa ai proprietari dell’appartamento. Qui il problema non si risolverà in giorni, ma in anni». Il fuoco e l’acqua sono penetrati nei cavi e nelle pietre, deformando ogni cosa come si vede dai muri, crepati e dilatati. Non è escluso che l’edificio venga demolito.

In ogni caso è uno schoc soprattutto per chi, come Pietro Turchetto, in quella casa ha tutti i ricordi dei suoi affetti e della sua vita. È lui tra i più anziani a vivere in queste ore un grande senso di disorientamento. Turchetto ha 90 anni e il giorno dell’incendio non voleva in nessun modo abbandonare casa fino a quando i vicini lo hanno convinto ad andare a stare da un dirimpettaio. La solidarietà è fondamentale in questo momento. Non c’era invece la famiglia Padoan composta da Bruno (in pensione), dalla consorte Laura Maschietto (operatrice all’Usll 12 e molto attiva nel volontariato) e la figlia Elena di 47 anni che, di recente, è stata ricoverata per problemi di salute.

In fondo alla calle anche la sede della Canonica di Sant’Alvise: «Ero qui – ha detto don Stefano Costantini – ma non ho sentito nulla. Una signora mi ha avvisato, ma fino alle 12 di oggi (ieri, ndr) non abbiamo avuto luce. Qui tutti si conoscono e anche per questo c’è stata tanto aiuto da parte di tutti».

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