Molina parla da sindaco e “rottama” Cacciari

Un centinaio di persone all’Img Cinemas per l’uscita pubblica del candidato Pd «Basta armate Brancaleone per spartire posti, serve discontinuità con il passato»
Jacopo Molina (PD) incontra i cittadini per un dialogo sul futuro della città al cinema IMG/Candiani
Jacopo Molina (PD) incontra i cittadini per un dialogo sul futuro della città al cinema IMG/Candiani

VENEZIA. Sicurezza che non c’è, degrado e mancanza di decoro, viabilità schizofrenica, tempi di rilascio di permessi a costruire eterni, il centro che si spopola perché i plateatici sono troppo cari e mancano i parcheggi. Mentre il Pd prende tempo, soppesa gli equilibri e sposta le primarie a gennaio, Jacopo Molina, l’avvocato veneziano che lavora a Mestre, renziano della prima ora, si getta nella mischia. Rinuncia al politichese e, sul palco di una delle sale dell’Img Cinemas Candiani, di fronte ad un centinaio di persone, dice chiaro e tondo come la pensa su questioni delicate: le partecipate, i buchi di bilancio, il Casinò, le grandi navi. Una presentazione pubblica finanziata di tasca propria, con tanto di navetta Brusutti per chi, nel giorno dello sciopero, voleva tornare in centro storico.

«I partiti si guardano l’ombelico», ha esordito, «quando la nostra città è attraversata da problemi gravissimi. Venezia deve riscattarsi, vorrei che noi ci concentrassimo sul futuro, per questo metto a disposizione le mie competenze, per riappropriarci di questa città».

Non guarda al passato, ma avanti. «La forza di reagire non dev’essere un revival del 2005» dice «noi guardiamo al 2015, oltre le incrostazioni. Di armate brancaleone che servono solo a spartire i posti non se ne può più». Non risparmia il sindaco per eccellenza. «Cacciari? Tutto ciò che tocca brucia: prima sostiene gente che in città vale, poi li abbandona. Basta pendere dalle labbra di questo vate, guardiamo avanti».

Molina tocca alcuni dei nodi cruciali della città. «Il primo tema è la sicurezza: per essere accoglienti si deve essere intransigenti. Sono stufo di sentire parlare di “sicurezza percepita”, noi vogliamo essere sicuri e basta. E per farlo i vigili devono stare tra la gente in difficoltà affiancandola, in maniera forte, non negli uffici. Bisogna riqualificare il commercio, aumentare i parcheggi in aree bianche, e dare due ore di sosta gratuita in area blu. Meno introiti? Ce ne faremo una ragione, faremo un dirigente in meno». Plateatico a Mestre come a San Marco? «Non è possibile».

Tra i temi affrontati il turismo, il Casinò, i mezzi di trasporto, la Legge speciale, i permessi a costruire («la media in Italia per un rilascio da parte degli uffici è di 110 giorni, a Venezia 239»), infine la trasparenza. «Voglio un’amministrazione che sia una casa di vetro, in cui ci sia evidenza di ogni euro speso». Chiare le indicazioni sui candidati. «La politica deve essere in totale discontinuità con il passato. Chi era in giunta non deve far parte della nuova amministrazione, chi ha incarichi istituzionali e vuole vincere le primarie, si deve dimettere prima, non dopo. Venezia non è il piano “B”. Si impone una assunzione di responsabilità che passa anche per una riorganizzazione della macchina comunale e degli incarichi nelle partecipate. Ad andare avanti saranno solo i migliori».

Molina auspica le primarie anche tra i presidenti delle Municipalità. L’avvocato parla da sindaco e annuncia rigore: «Le grandi navi sono una risorsa, ma c’è modo e modo di orientarla. Un esempio? No a progetti tipo Contorta stampigliati Mantovani».

Anche sugli assessori ha idee precise. «Il sindaco deve avere due architravi: un assessore a Bilancio e partecipate, che vanno a braccetto, e un assessore al Turismo, cultura ed eventi. I nomi, possibilmente, vanno fatti prima».

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