Galan ai domiciliari nella sua villa: «Accettato l’inaccettabile»

VENEZIA Su parere favorevole della Procura della Repubblica di Venezia, ieri mattina, il giudice veneziano Giuliana Galasso ha firmato il provvedimento grazie al quale l’ex governatore del Veneto ed esponente di Forza Italia Giancarlo Galan, nelle prime ore del pomeriggio, è uscito dal carcere-ospedale milanese di Opera. È il frutto dell’accordo raggiunto tra l’accusa e la difesa per il patteggiamento a due anni e 10 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale della pena, e al pagamento di una multa di due milioni e 600 mila euro.
Sempre ieri, intanto, l’ex assessore regionale Renato Chisso non ha cambiato atteggiamento: per la prima volta davanti al pubblico ministero Stefano Ancilotto - fino ad ora aveva sostenuto solo l’interrogatorio del giudice subito dopo l’arresto - ha ribadito nel carcere di Pisa di non voler rispondere alle sue domande. Il difensore, l’avvocato Antonio Forza, l’aveva preannunciato due giorni fa, sostenendo che Chisso non sarebbe nelle condizioni di salute per sostenere un interrogatorio (entro il 13 ottobre deciderà se scarcerarlo o meno il giudice Roberta Marchiori). L’esponente mestrino di Forza Italia resta l’unico rinchiuso in una cella a quattro mesi dagli arresti del 4 giugno, mentre l’amico Federico Sutto, braccio destro di Giovanni Mazzacurati, resta l’unico agli arresti domiciliari e sono i due indagati per i quali, tra qualche giorno, i pubblici ministeri Ancillotto, Paola Tonini e Stefano Buccini potranno chiedere il rito immediato, per tutti gli altri che non hanno patteggiato, come l’ex sindaco Giorgio Orsoni e l’ex parlamentare europea Lia Sartori, depositeranno gli atti prima di chiedere rinvio a giudizio o citazione diretta, a seconda del reato contestato.
«Giancarlo Galan ha accettato l’inaccettabile perché non ce la faceva più a rimanere imprigionato». Lo affermano in una nota gli avvocati Niccolò Ghedini e Antonio Franchini. I difensori dell’ex ministro scrivono, «in considerazione delle gravi condizioni generali del proprio cliente, ristretto nel carcere di Opera dal 22 Luglio ove ha subito un calo ponderale di ben 22 chili in due mesi, presentando altresì spunti depressivi sì da determinare la necessità di visita psichiatrica ed innanzi alla sicura prospettiva della richiesta di giudizio immediato che avrebbe provocato una ulteriore protrazione della custodia cautelare in carcere per ulteriori sei mesi per poter processare Galan come detenuto, ha intrattenuto rapporti con la Procura della Repubblica che circa 8 giorni orsono sono sfociati in un accordo tecnico». Accordo che fa discutere e non solo nei bar, anche nei corridoi del Tribunale dove ne parlano giudici e avvocati, schierandosi chi dalla parte dei pubblici ministeri che portano a casa ben 21 patteggiamenti (19 fissati per l’udienza veneziana del 16 ottobre con pene intorno ai due anni e multe salate tanto da portare alle casse dello Stato 12 milioni; 2 a Milano con la pena più alta di 4 anni per il generale della Finanza Emilio Spaziante), chi invece ne critica la scelta, sostenendo che si tratta di pene, anche per Galan, basse rispetto ai gravissimi fatto contestati. Se non accadrà nulla prima, dunque, saranno soltanto due i politici a presentarsi in aula per il processo pubblico, Orsoni per il centrosinistra e Sartori per il centrodestra. Intanto, il giudice Alberto Scaramuzza ha chiesto un controllo negli Usa sulle condizioni di salute del superteste Mazzacurati in seguito alle richieste che venga interrogato con l’incidente probatorio (anche i difensori degli indagati potranno formulare domande). È quindi probabile che accoglierà la richiesta avanzata da alcuni difensori e appoggiata dalla Procura e fissare l’interrogatorio per novembre.
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