Omofobia tra le mura domestiche otto casi negli ultimi due mesi

La denuncia dell’associazione Lgbt: le famiglie non accettano l’identità sessuale dei loro figli Le vittime, tutte del Veneto orientale, hanno tra i 16 e i 27 anni. «Solo l’Asl 10 ci viene in aiuto»
Interpress/Tagliapietra Venezia 24.01.2013.- Manifestazione "No omofobia per una scuola pubblica laica". Campo San Geremia. Nella foto due ragazze si baciano.
Interpress/Tagliapietra Venezia 24.01.2013.- Manifestazione "No omofobia per una scuola pubblica laica". Campo San Geremia. Nella foto due ragazze si baciano.

Omofobia tra le mura domestiche, denuncia pubblica di Lgbte, che tutela lesbiche, gay, trans ed etero. L’associazione rivela, negli ultimi due mesi, otto casi di omofobia con vittime ragazzi tra i 16 e i 27 anni che hanno deciso di fare il proprio “coming-out”, ovvero rivelare la propria sessualità e identità di genere in famiglia.

«Chi fa questa scelta di uscire allo scoperto», spiega Denis Mazzon di Lgbte, «dichiarando la propria identità ai genitori e familiari o amici, in particolare modo nell’ambito familiare, rischia di essere  escluso, deriso, ingiuriato, maltrattato. Maltrattamenti fisici e mentali. Spesso la famiglia convince il giovane di essere una persona malata, di avere qualche problema o qualche disturbo alla psiche. Ci hanno chiamato ragazzi e ragazze che volevano suicidarsi».

Negli ultimi 40 giorni, a San Donà tre casi, due a Meolo, due a Jesolo e uno a Caorle. «Riteniamo doveroso riportare questi dati in quanto non è accettabile che nel 2014 si debba ancora parlare di questo tema», continua, «ma purtroppo nel nostro Veneto orientale abbiamo potuto constatare che il fenomeno si è diffuso. Fortunatamente i casi escono sempre più allo scoperto, senza paure. Riceviamo sovente contatti da parte di ragazzi e ragazze che chiedono aiuto o comunque consiglio. Se serve abbiamo assistenza psicologica e legale. È grave che una famiglia non accetti la sessualità del proprio figlio o figlia e troviamo altrettanto scandaloso che le istituzioni non agiscano per promuovere una campagna di sensibilizzazione. Le istituzioni ci hanno chiuso la porta in faccia, eccetto l’Asl 10  Veneto Orientale che ha stilato una bozza su un protocollo contro l’omofobia».

In tutti i casi denunciati, le famiglie non hanno accettato l’omosessualità dei propri figli, per paura dei pregiudizi o per vergogna. Si crea così uno stato di angoscia e ansia tali da determinare un forte disagio interiore. Sul territorio opera anche “Agedo”, l’associazione di genitori, parenti e amici di persone lgbt. «Abbiamo  lo scopo di aiutare e sostenere quei genitori che vivono uno stato di disagio e di sofferenza per la scoperta dell’omo/transessualità dei propri figli», spiegano, «da più di vent’anni  e ci impegniamo per ridurre e abbattere i pregiudizi, le paure e gli stereotipi fuori e all’interno delle famiglie». Infine, la dottoressa Valentina Piazzol, del gruppo dell’avvocatura per i diritti rileva che non esiste ancora una legge che combatta l'omofobia, nonostante in Parlamento si siano fatti numerosi tentativi.

Giovanni Cagnassi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia