Addette alle pulizie in corteo dal prefetto

Manutencoop, animata assemblea delle dipendenti: scatta il blocco degli straordinari. Genitori pronti a chiamare l’Asl
Di Francesco Furlan
Assemblea lavoratrici Manutencoop presso teatro Kolbe, via Aleardi, Mestre.
Assemblea lavoratrici Manutencoop presso teatro Kolbe, via Aleardi, Mestre.

Blocco degli straordinari e manifestazione davanti all’ufficio della prefettura di Venezia. L’appuntamento è già fissato per le 9 di lunedì, a piazzale Roma, in divisa da lavoro, con cartelli, bandiere e fischietti. La decisione è stata presa ieri pomeriggio al centro Kolbe nel corso dell’assemblea delle addette alle pulizie delle 70 scuole della città e della provincia che dall’inizio dell’anno sono diventate dipendenti della Manutencoop, la società che ha vinto l’appalto del Ministero dell’Istruzione per la pulizia delle scuole in Lombardia, Veneto ed Emilia, applicando una drastica riduzione dell’orario di lavoro, che vuol dire non solo stipendi tagliati con l’accetta per le dipendenti, ma anche scuole meno pulite. Basti leggere il messaggio che ieri i docenti delle scuole elementari di Mira hanno fatto avere, con un avviso consegnato ai bambini, ai genitori: le scuole sono sporche, se va avanti così il funzionamento della scuola sarà impossibile, e saremo costretti a chiamare l’Asl per verificare lo stati di igiene delle aule (altro articolo a pag 37). Con tagli degli orari che in alcuni casi hanno raggiunto l’80% delle ore è impossibile mantenere le scuole pulite», spiegano le “bidelle”, «tanto più che in molte scuole in questi giorni, con la staffetta dell’appalto del primo gennaio, non sono ancora arrivate le scope, i guanti e i detergenti per la pulizia.

Per avere informazioni basta chiedere, tra le tante, ad Anna Utanti o a Maria Furlan, che fanno le pulizie alla scuola elementare Marco Polo del quartiere Luneo, a Spinea. «Sono passata da 14 a 8 ore» racconta Anna «per quattro giorni lavoro un’ora e mezza, e un altro giorno faccio 2 ore. Devo pulire i cestini e i gabinetti». E le aule degli studenti? E i corridoi? Non ci pensa più nessuno. A meno che la cooperativa non ordini di fermarsi qualche ora in più. Alla scuola Vecellio di Mestre, per fare un altro esempio, c’è chi è passato da 30 a 9 ore settimanali. È terribile per le bidelle, è dura per gli insegnanti ed è assurdo per i genitori, che non riescono a capire come si possa fare economia sulle pulizie dei luoghi frequentati dai piccoli. «Giocare al ribasso con i bambini è assurdo» spiega Enrico Lucatello, rappresentante dei genitori della scuola dell’Infanzia Stepan Zavrel di via Perlan alla Gazzera «a noi il taglio drastico delle pulizie è stato comunicato dai docenti, e non esiteremo a chiedere l’intervento dell’Asl se la situazione dovesse degenerare». E la situazione rischia di degenerare nell’arco di pochi giorni visto che nell’assemblea convocata ieri da Cgil, Cisl e Uil alla quale hanno partecipato circa 250 donne sulle oltre 600 addette alla pulizia della Manutencoop impegnate in provincia - un’altra assemblea è prevista oggi a Portoguraro e domani a San Donà di Piave - è stato deciso di aprire lo stato di agitazione e bloccare le ore supplementari di lavoro. Le dipendenti hanno bisogno di farsi vedere, di far capire che ci sono, che il loro lavoro è fondamentale per il funzionamento delle scuole. «Il vero scandalo» dice Alessandro Visentin, della Uil «è che se questa fosse un’assemblea di metalmeccanici o della Fincantieri, ci sarebbero anche i politici, e invece poiché sono addette alle pulizie non si muove nessuno». Il 17 però la Provincia ha convocato un incontro, nella sede di via Forte Marghera. Tanta la rabbia delle lavoratrici, molte delle quali sono convinte di aver perso la battaglia, perché i contratti - nonostante non sia stato raggiunto un accordo con i sindacati - sono stati fatti firmare alle dipendenti, anche su suggerimento dei sindacati. «Se non avessero firmato sarebbero senza lavoro, e la Manutencoop avrebbe assunto altre persone» dice Gianfranco Rizzetto della Filcams Cgil «perciò abbiamo deciso di fare la battaglia dall’interno piuttosto che lasciare i lavoratori a spasso».

E sempre ieri la prefettura, rispondendo alle accuse della Cgil, ha fatto sapere con una nota di non aver ancora convocato le parti per cercare di ricomporre la vertenza perché in attesa dei documenti richiesti, e non ancora ricevuti, da Cgil, Cisl e Uil.

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