«I fiumi abbandonati diventano bombe»

PADOVA. A sostenere da tempo l’allarme sul rischio idraulico che interessa il territorio tra i fiumi Brenta e Bacchiglione è il professor Luigi D’Alpaos (nella foto), docente di Idraulica alla...
BELLUCO LAVORI CANALE BATTAGLIA Gianni Sandon e Luigi D'Alpaos BELLUCO LAVORI CANALE BATTAGLIA
BELLUCO LAVORI CANALE BATTAGLIA Gianni Sandon e Luigi D'Alpaos BELLUCO LAVORI CANALE BATTAGLIA

PADOVA. A sostenere da tempo l’allarme sul rischio idraulico che interessa il territorio tra i fiumi Brenta e Bacchiglione è il professor Luigi D’Alpaos (nella foto), docente di Idraulica alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova.

«Il principale problema del Brenta consiste nel fatto che non è in condizioni di poter convogliare le massime piene che possono verificarsi. È successo nel ’66, ma può succedere domani. La situazione è solo peggiorata da allora. Da anni i fondi per la manutenzione di alveo e argini sono ridotti al minimo se non azzerati. E vale per tutti i fiumi. Nel 2010 è toccato al Bacchiglione. La situazione è la stessa. Tre anni fa le condizioni meteorologiche avverse hanno interessato di più l’area del Bacchiglione a monte, ma poteva accadere l’identica cosa al Brenta. Sono due bombe pronte a esplodere».

Quali sono le soluzioni?

«Ci sono due strade: o si adegua la sezione dei fiumi per garantirne una portata maggiore, o si fanno interventi a monte, con invasi e bacini di raccolta. Ma esiste una terza via, il completamento dell’idrovora, da usare come canale scolmatore sia per il Brenta che per il Bacchiglione. Metterebbe al sicuro tutto il territorio a valle del primo, da Vigonovo in giù, e del secondo da Voltabarozzo in giù con benefici per un’area vastissima. Se ne parla da tanti anni, a parole sembrano tutti d’accordo. Ma l’opera non parte. Non è mica la politica a decidere. Sono gli interessi particolari a cui la politica si adegua. E intendo gli interessi di chi preferisce costruire strade e autostrade. Il problema è che la politica non risponde all’interesse generale, mentre dovrebbe essere obiettivo primario il bene della comunità. E quei portatori di interessi particolari sarebbe ora di mandarli in vacanza».

Quindi di chi è la responsabilità?

«Nessuno può chiamarsi fuori. Dai sindaci che hanno fatto i piani regolatori stravolgendo il territorio, alla Regione che tarda a intervenire strutturalmente sui fiumi. Ci siamo abituati a piangere davanti alle tragedie, ma il giorno dopo si guarda altrove». (e.l.)

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