La protesta pro crociere a Ca' Farsetti: "Orsoni sindaco triestin"

Manifestazione davanti a Ca’ Farsetti. Orsoni: «Basta slogan, è l’ora delle scelte» I comitati: «Non è uno sciopero, ma una serrata». Interrogazione di Casson
Interpress/Mazzega Pellicani Venezia, 27.09.2013.- Manifestazione "SI Grandi Navi".- Nella foto davanti al Comune
Interpress/Mazzega Pellicani Venezia, 27.09.2013.- Manifestazione "SI Grandi Navi".- Nella foto davanti al Comune

VENEZIA. La battaglia navale si fa furiosa. Il Porto schiera i cannoni, i comitati affilano le armi. In vista della riunione convocata a Roma per martedì – all’ordine del giorno le soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco – la polemica si fa rovente. Flotta schierata, da una parte e dall’altra. Alle 11 manifestazione davanti a Ca’ Farsetti del comitato Cruise Venice in favore della croceristica. Duro attacco del comitato «No Grandi Navi»: «Non è uno sciopero del Porto ma una serrata padronale», scrive il portavoce Silvio Testa, «con ricatto occupazionale. Le aziende pagano i lavoratori perché vadano a manifestare, invitano tutti a essere presenti. Noi non siamo contro le crociere. Ma in laguna devono entrare solo navi piccole e compatibili». E le altre? Il modello di «crocerismo distruttivo» che il comitato combatte, trovando in questi giorni anche echi internazionali, in realtà non si ferma. Il numero – e le dimensioni – delle navi aumentano. «Troveremo una soluzione», ha promesso il premier Enrico Letta.

Centinaia di persone per il lavoro. Dopo la clamorosa protesta di sabato contro il passaggio delle grandi navi a Venezia, sono scesi in campo i lavoratori della "Cruise Venice", la società che fa capo al traffico delle navi da crociera di passaggio in laguna. Una manifestazione certo meno numerosa di quella degli ambientalisti, ma molto clamorosa a sua volta, con centinaia di lavoratori che hanno sfilato davanti alla sede del Comune a Rialto per ribadire i rischi di un ridimensionamento o dell’annullamento del passaggio delle grandi navi a Venezia. «Portano affari, lavoro, soldi», affermano i rappresentanti della Cruise, in un comparto dove agiscono circa cinquemila lavoratori.

"Orsoni sindaco triestin". Con trombe, striscioni e cori (il più originale e gettonato: "Orsoni sindaco triestin") i manifestanti si sono ordinatamente posizionati all'esterno dell'ingresso principale della sede del Municipio veneziano, presidiato dalle forze dell'ordine, nell'attesa di una convocazione da parte del primo cittadino. «Bisognava fare qualcosa - spiega Emilio Gamba, vicepresidente del comitato Cruise Venice - per dire la nostra dopo quanto successo lo scorso fine settimana in canale della Giudecca. Non sappiamo quanto potrà sortire dalla nostra manifestazione, perché non siamo abituati a fare scioperi e proteste, come invece altri comitati, ma era importante dare un segnale in un momento importante come questo».

Manifestanti ricevuti dal sindaco. I sostenitori del passaggio delle grandi navi da crociera davanti a San Marco sono stati ricevuti del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Un incontro che ha visto una chiara contrapposizione tra le parti, con il sindaco a caccia di soluzioni per tutelare la città e gli operatori del settore più propensi al mantenimento dello status quo. «Nell'immediato una qualche soluzione, che tenga presente anche i livelli occupazionali, deve essere presa - ha detto Orsoni -. E scavi più o meno fantasiosi di canali o lavori non realizzabili prima di quattro o cinque anni possono essere una soluzione solo per il medio-lungo periodo».

«C'è una delibera del Consiglio comunale - ha premesso - alla quale mi sto attenendo, sempre ricordando che l'Amministrazione non ha purtroppo alcun potere sulle acque che sono gestite dalla Capitaneria di porto». «Una delle ipotesi può essere quindi quella di utilizzare Porto Marghera parzialmente - ha concluso - per le crociere, nei limiti della compatibilità di questo utilizzo con la gestione ordinata del porto commerciale, la cui agibilità non deve essere intaccata». Dopo la protesta dei 'No grandi navì con tanto di tuffo collettivo nel Canale della Giudecca i sostenitori di Cruise Venice hanno respinto le parole di Orsoni definendolo «sindaco dei no-global: è lui che ci prende in giro».

Il canale Contorta. Le ipotesi sul tavolo sono almeno quattro. Ma industriali, sindacati del Porto e Autorità portuale (insieme alla sua controllata Vtp) insistono: «La Marittima è per noi irrinunciabile». Dunque, le navi devono restare lì, ma potrebbero entrare dalla bocca di Malamocco. Scavando l’ormai famigerato canale Contorta Sant’Angelo. «Rimedio peggiore del male, con una nuova autostrada scavata nel cuore della laguna».

Casson. Il senatore del Pd Felice Casson ha presentato al governo una interrogazione urgente. «La scelte dei progetti», scrive, «deve essere fatta nello spirito e nei principi che regolano l’equilibrio idraulico e morfologico della laguna, come disposto dalla Legge Speciale». Dunque, continua, è necessario interessare in primo luogo il ministero dell’Ambiente. E affidare la decisione, conclude in modo piuttosto esplicito, «a un ente terzo che garatisca l’attendibilità scientifica, senza accontentarsi di istruttorie addomesticate gestiti da enti e uffici già dimostratisi in passato proni a interessi gestiti da societò private come il Consorzio Venezia Nuova e le società croceristiche».

Marghera. Niente canali «distruttivi», dunque. Come le grandi navi dietro la Giudecca. Sul tavolo l’ipotesi del sindaco, già illsutrata al ministero, di attrezzare banchine per grandi navi a Marghera. «Spostare alcune navi a Marghera», dice Orsoni in plemica con glki industriali, «è l’unica soluzione praticabile in tempi brevi. Non si perderà un posto di lavoro, anzi. È ora di smetterla con gli slogan, bisogna valutare in modo serio i rischi del passaggio di queste navi e l’insulto che fanno a Venezia».

Fuori dalla laguna. Ci sono anche le proposte drasticamente alternative. Cioè le navi fuori della laguna, con il nuovo terminal a Punta Sabbioni (progetto De Piccoli) oppure l’ipotesi di nuovo terminal a Santa Maria del Mare, nei cantieri del Mose, come proposto dal presidente Costa un anno fa. Lo scontro rischia di fare molti danni ma di lasciare le cose come stanno. Il ministro per l’Ambiente del Pd Andrea Orlando garantisce di no. «Subito il numero chiuso e si parta con la sperimentazione su Marghera», dice. Il suo collega delle Infrastrutture Maurizio Lupi (Pdl) sembra condividere. È premuto da Porto e aziende veneziane, consapevole che la scelta, dopo gli allarmi lanciati dai media mondiali, non è più rinviabile. Intanto le navi continuano indisturbate la loro processione in Bacino San Marco. Nonostante il decreto Clini Passera ne vietasse il passaggio dopo la tragedia della Costa Concordia.

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