La Finanza: "Consorzio sponsor di Orsoni alle ultime elezioni"

Da un rapporto spuntano contributi anche a Marchese (Pd) e all’ex segretario leghista Malaspina. Il sindaco: tutto regolare, ho registrato quei finanziamenti
L'ing. Giovanni Mazzacurati ( a sx della foto con occhiali scuri), direttore dei lavori del Consorzio Venezia Nuova, e il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ( a dx della foto) posano dall'alto della conca con i cassoni di alloggiamento in cemento delle paratie mobili, sulla bocca di porto di Cavallino-Treporti, stamattina 28 aprile 2011. ANSA/ANDREA MEROLA
L'ing. Giovanni Mazzacurati ( a sx della foto con occhiali scuri), direttore dei lavori del Consorzio Venezia Nuova, e il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ( a dx della foto) posano dall'alto della conca con i cassoni di alloggiamento in cemento delle paratie mobili, sulla bocca di porto di Cavallino-Treporti, stamattina 28 aprile 2011. ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. I 600 mila euro che la Cooperativa San Martino di Chioggia ha prelevato dai suoi fondi neri (costituiti con la frode fiscale) e consegnato a Pio Savioli, rappresentante delle coop nel Consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova, non sono che una piccola parte dell’enorme flusso di denaro che veniva versato dalle imprese consorziate nelle casse del Consorzio. Gli investigatori della Guardia di finanza, in un lungo rapporto ora finito negli atti che tutti gli avvocati difensori degli indagati hanno acquisito, spiegano che tutte le imprese dovevano versare lo 0,5 per cento dell’importo dei lavori ottenuti per il Mose.

Sono un sacco di soldi che poi venivano utilizzati sulla base delle direttive di quello che gli associati nelle intercettazioni chiamano il «Re», l’«Imperatore» o il «Doge», cioè Giovanni Mazzacurati. E in quel lungo rapporto, consegnato agli avvocati con numerose pagine coperte dagli omissis, probabilmente con le identità dei politici e dei funzionari pubblici corrotti, sono rimasti in chiaro i nomi di tre politici.

Le «fiamme gialle» scrivono che le imprese del Consorzio Venezia Nuova avrebbero contribuito economicamente alle campagne elettorali del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e del consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese, storico esponente del partito di Epifani e ora anche amministratore delegato di Ames (società comunale che gestisce in laguna farmacie e mense). Raggiunto telefonicamente il primo cittadino lagunare sembra quasi che si aspettasse questa notizia: «Non mi sono occupato dell’aspetto economico della mia unica campagna elettorale», spiega, «avevo un mandatario, il quale naturalmente alla fine mi ha fornito l’elenco dei sostenitori e tra questi c’erano anche alcune imprese del Consorzio Venezia Nuova». Fondi registrati e denunciati quindi, riferisce Orsoni.

Il terzo nome spunta da alcune intercettazioni telefoniche, è quello dell’ex segretario della Lega Nord di Chioggia, poi assessore comunale e anche provinciale, Massimiliano Malaspina. L’allora assessore telefona ai vertici del Consorzio Venezia Nuova per perorare la causa di un’impresa di un chioggiotto, quella di Salvatore Tiozzo Brasiola. Chiede che lo facciano lavorare negli interventi alle bocche di porto per il Mose. Nessuno dei tre politici risulta indagato.

Indagati, invece, anche per corruzione lo sono Giovanni Mazzacurati, Pio Savioli e altri dirigenti del Consorzio, che per ora sono stati arrestati «solo» per turbativa d’asta. Secondo i finanzieri, l’anziano ingegnere grazie alla sua posizione di potere nel Consorzio, avrebbe convogliato benefici attraverso una sua società, la «Ingegner Mazzacurati Giovanni sas» a favore delle tre figlie femmine. Gli investigatori non si sono dimenticati del Magistrato alle acque, l’organo locale del ministero delle Infrastrutture, che avrebbe dovuto controllare passo a passo il procedere dei lavori del Mose e anche i costi dell’opera.

Nel loro rapporto scrivono che il rapporto tra Consorzio Venezia Nuova e Magistrato alle acque è opaco e che quest’ultimo è succube del primo. Osservazione che probabilmente, nelle pagine coperte da omissis, hanno un seguito e che con i prossimi accertamenti porteranno a nuove incriminazioni. I finanzieri, ad esempio, hanno scoperto che la Cooperativa San Martino, per quanto riguarda i sassi acquistati in Croazia, si sarebbe fatta pagare più del doppio del loro costo reale ed è così che ha costituito i fondi neri in Austria coperti con le fatture per operazioni inesistenti. Chi doveva controllare non si è accorto di nulla. Il Tribunale del riesame di Venezia, nel frattempo, ha fissato per venerdì 26 l’udienza in cui discuterà dei ricorsi, che probabilmente quasi tutti gli indagati presenteranno.

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