La via svizzera di Piera Franchini e Vittorio Bisso

MESTRE. La proposta di legge per l’eutanasia legale che sta creando polemiche e vivaci discussioni nel Paese è stata promossa anche con una campagna video che ha visto come protagonista la mestrina...

MESTRE. La proposta di legge per l’eutanasia legale che sta creando polemiche e vivaci discussioni nel Paese è stata promossa anche con una campagna video che ha visto come protagonista la mestrina Piera Franchini, che ha raccontato le sue ultime ore prima dell’ingresso nella clinica svizzera, nel novembre 2012, dove le è stato praticato il suicidio assistito.

Franchini ha scelto la via del suicidio assistito per non darla vinta a una malattia che le stava portando via la vita inesorabilmente. La “pasionaria”, così amava farsi chiamare in onore di Dolores Ibárruri Gómez, 75 anni, era molto conosciuta e stimata in città per la sua lunga militanza politica prima nel Pci e poi in Rifondazione comunista, di cui aveva fondato la sede di Mestre e di cui era stata dirigente provinciale.

La sua strada recentemente è stata scelta anche da Lucio Magri e da Vittorio Bisso (Pdci). A luglio 2012 Bisso, ex assessore di Dolo colpito dalla Sla, ha scelto di andare a morire in una clinica in Svizzera, scegliendo la “morte assistita”. Un evento che ha scosso molto chi lo conosceva, i suoi colleghi, le persone che assieme a lui avevano fatto politica. Anche lui, ha spiegato con delicatezza prima di morire cosa lo ha portato alla scelta irreversibile. Temi delicati dunque, di cui si discute in queste settimane in diversi comuni.

L’amministrazione di Marcon, di recente, ha approvato una delibera sul Testamento biologico. A Venezia se ne sta ancora discutendo, mentre in giro per la città l’associazione Luca Coscioni sta raccogliendo sottoscrizioni per rendere legale l’eutanasia.

Anche ieri a Marghera è stato allestito un gazebo dove era possibile firmare la proposta di legge per rendere legale l’eutanasia. (m.a.)

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