«In piazza con gli operai non è più uno scandalo»

Un Primo maggio così non si era mai visto negli ultimi cinquant’anni. I dati sulla crisi economica, anche a Venezia e in provincia, sembrano un bollettino di guerra: quasi 250 imprese industriali che occupano 6.500 lavoratori, sono in affanno e hanno aperto lo stato di crisi da più di un anno, le ore d i cassa integrazione straodinaria uitilizzate sono passate dalle 500 mila ad 8 milioni nel 2012; i licenziamenti collettivi sono saliti a 1.386 i licenziamenti collettivi e a 5.067 quelli individuali. Tant’è che di fronte a questa eccezionale situazione negativa che non fa intravedere nessuna luce, almeno per ora, in fondo al tunnel, perfino gli imprenditori si dicono pronti a scendere in piazza per chiedere misure immediate sul fronte del lavoro, a cominciare dalla riduzione della tassazione (cuneo fiscale) e incentifvi a chi assume piuttosto che licenziare. A Treviso sul palco con i segretari di Cgil, Cisl, Uil ci sarà il presudente di Confindustria, Vardanega che ha accettato l’invito rivolgo a tutte le associazione industriali da isindacati trevigiani. Cgil, Cisl, Uil veneziane non hanno invitato ufficialmente nessuno, tranne i lavoratori, al comizio-concerto previsto nel pomeriggio di oggi in piazza Ferretto a Mestre. Il presidente di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro, ha però dichiarato al nostro giornale: «non è nostra consuetudine manifestare in piazza, ma nel reciproco rispetto dei ruoli diversi, noi siamo pronti a dare la nostra adesione simbolica alla celebrazione del Primo Maggio all’insegna dell’unità di intenti sul fronte del lavoro in un momento così grave per l’economia nazionale». Tra gli imprenditori associati a Confindustria veneziana c’è chi va anche oltre l’adesione simbolica. «Se non avrò da fare in azienda, andrò anch’io in piazza Ferretto, senza scandalizzarmi di stare a fianco dei lavoratori» dice Pietro Frasson, titolare di Trivengas srl di Mirano «ci andrei per ribadire che la crisi si batte insieme, lavoratori e imprenditori che hanno come bene comune l’azienda, sperando che il nuovo Governo, finalmente, ci ascolti e intervenga». Anche Matteo Gentis, giovane promessa imprenditoriale di Cap Arreghini di Portogruaro (prodotti per la vericiatura), dice di non vederci «nulla di male se lavoratori e imprenditori manifestazo insieme per i problemi comuni. Noi, certo, non ci metteremo a urlare facili slogan, ma avremo molte cose da dire e chiedere alle istituzioni». Mirco Viotto della Elettromeccanica Viotto srl di San Donà, invece, in piazza per il Primo Maggio, non ci andrà, ma ribadisce che nella sua azienda «operai e datore di lavoro hanno lavorato sempre insieme, all’ insegna di un costante miglioramento della professionalità individuale e dell’innovazione aziendale, perché solo così si batte la concorrenza e si sviluppa l’azienda». «Non vedo peché anche noi imprenditori non si debba andare in piazza per la Festa del Lavoro che, ovviamente, riguarda entrambi» osserva, invece, Massimo Gatti, titolare della Gatti arredamenti srl di Mirano «certo è che tutto potrebbe andare meglio se il nuovo Governo ci aiutasse, magari con degli incentivi mirati per nuove assuzioni e la riduzione del cuneo fiscale che sia noi industriali che i sidnacati chiediamo con forza». Paolo Trovò, titolare Mestriner Welding srl di Marghera, in piazza il Primo Maggio non ci andrà perché «è una festa tradizionale dei lavoratori con le loro bandiere rosse, meglio sarebbe organizzare insieme una manifestazione ad hoc.
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