Il parroco: «Basta suicidi, piuttosto prendiamo i soldi ai ricchi»

DESE. «Io sono un povero peccatore e faccio quel che posso anch’io, ma che non capiti mai che un mio parrocchiano sia tentato di uccidersi: insieme, io per primo, lo aiuterò a prendere i soldi che gli servono da chi si è arricchito sulla pelle dei poveri, perché sopravviva». Questa mattina nel foglietto parrocchiale della comunità di Dese, don Enrico Torta, parroco oramai da diversi anni, ha sfogato tutto il suo dolore per la vicenda dei due coniugi suicidi di Macerata, che si sono impiccati assieme perché senza denaro per tirare avanti. Un triplice suicidio: una volta che il fratello della donna ha saputo dell’accaduto, si è gettato in mare. Inizialmente don Torta aveva scritto “lo aiuterò a rubare”, ma poi ha voluto precisare: «Meglio prendere i soldi ai ricchi». Il messaggio forte, comunque, non cambia.
«Ieri», scrive il parroco, «quando ho letto del biglietto dove marito e moglie dicevano “scusateci ma abbiamo una dignità”, mi sono sentito annichilito, meno di niente. Questo è un macigno che dobbiamo tutti portarci sulla coscienza, perché quanto successo, anche se in tono minore, ci sta attorno, quasi sempre vediamo simili situazioni ma non vogliamo guardarle e saperne portare il peso». «Non siete voi, fratelli nostri», dice rivolto alla coppia, «che dovete chiedere scusa a noi: siamo noi che dobbiamo chiedere perdono a voi se siete arrivati a questo punto di disperazione da togliervi il dono più grande che è la vita. È vero, tutti abbiamo problemi e la vita è diventata difficile, ma per molti è faticosamente sopportabile e per alcuni è davvero insopportabile e tutti ne siamo corresponsabili: anche se ci diciamo cristiani di fatto non lo siamo e le nostre preghiere sono intrise del sangue di Caino, che ha rifiutato di essere il custode di suo fratello».
Domanda don Torta: «Cosa dicono di questo evento i nostri servitori delle comunità, ossia gli eletti nei partiti, che stanno facendo le meline attorno ai loro orgogli mentre la nave, con fatti simili, sta davvero affondando? Non hanno il coraggio, come dei vigliacchi, di un atto di intelligente umiltà, di prendere decisioni veramente politiche, a servizio della polis?. Vergogniamoci, dobbiamo tutti vergognarci». Poi promette, come un vero Robin Hood ai suoi fedeli, che starà dalla loro parte a costo di commettere illeciti: «Che non capiti mai che un mio parrocchiano sia tentato di uccidersi: insieme, io per primo, lo aiuterò a prendersi quanto gli serve per sopravvivere da chi si è arricchito sulla pelle dei poveri». E aggiunge: «Oggi l’emergenza vera è il lavoro, sono cose che non stanno né il cielo né in terra queste, bisogna fare una rivoluzione, i politici devono mettere da parte l’orgoglio, trovare un compromesso per due anni e risollevare la nazione».
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