Nuovo stadio, il presidente del Venezia: «Siamo pronti, il sindaco ci dia via libera»

Yuri Korablin a Ca’ Farsetti rilancia: «Non ho alcuna intenzione di lasciare Venezia e il Venezia». Nello staff entra Carlo Trevisan, già alla guida per anni dell’aeroporto Marco Polo

VENEZIA. Tutti i preliminari sono stati curati nei minimi dettagli (legali, progettuali ed economici), non resta che premere il bottone giusto per partire. È sostanzialmente questo il messaggio che il presidente del Venezia ha lanciato ieri a Ca’ Farsetti. Yuri Korablin è tornato in città dopo due mesi e ha fatto il punto su stadio, squadra e futuro come forse mai aveva fatto in passato. Un progetto, quello del nuovo campo per il Venezia, sul quale i russi contano e credono. «Anche se non sono stato in città per lungo tempo, non significa che non sia stato in Italia», precisa subito Korablin, «a Roma ho avuto parecchi incontri e non ho alcuna intenzione di lasciare Venezia e il Venezia. Stiamo ottemperando a tutto ciò che serve: il progetto dello stadio e di quanto vi potrà sorgere accanto non è cambiato, ma al sindaco Orsoni ho fatto notare che a Nizza ce n’è uno simile e che sono molto più avanti di noi. Orsoni che crede in questo progetto e ringrazio il Comune per tutto quanto sta facendo per poterlo realizzare».

Alla Football Academy, che segue proprio questa vicenda per conto del club in mano ai russi, Korablin ha aggiunto in queste ore Carlo Trevisan, manager ben noto in città e non solo, che sarà vicepresidente e a breve verrà inserito anche nel Cda arancioneroverde. Già presidente dell’aeroporto Marco Polo dall’87 al ’91, di quelli del Lido e di Padova, dell’Arsenale e di Case Popolari, Trevisan è stato scelto per le sue esperienze in Russia. Nessuno ieri lo ha voluto confermare, ma è indubbio che le sue conoscenze in ambito aeroportuale potrebbero essere un vantaggio per dirimere la fase di stallo attuale sul progetto. Tutto ruota, infatti, attorno alle trattative Comune-Enac e all’accordo di programma tra Comune e Regione, senza dimenticare quelle che possono essere le posizioni anche di Save nell’ambito aeroportuale.

«Avevo bisogno di un uomo che conoscesse la nostra mentalità, ma avesse fatto qualcosa per Venezia», sottolinea Korablin, «lui ha lavorato anche in Siberia e in periodi difficili, e faceva al caso nostro». Un Trevisan con le idee chiarissime sul nuovo stadio destinato a sorgere nel Quadrante di Tessera, con 30 mila posti, un costo di 60 milioni di euro, più i 36 per la copertura con pannelli fotovoltaici e i 50 per clinica e foresteria, più negozi e altri campi sportivi da vivere 365 giorni l’anno. «Diciamo che siamo nella stessa situazione di epoca zampariniana, solo che 15 anni dopo abbiamo a disposizione gli accordi di programma e la conferenza di servizi che all’epoca non c’erano e sono preziosissime», osserva il manager e già sindaco di San Donà, «lo stadio è una sfida importante per permettere anche lo sviluppo della zona di Tessera, così come la torre di Cardin per Marghera. Ma ci devono dire dove intendono farci costruire lo stadio in base alla seconda pista dell’aeroporto, perché fare fondazioni su un terreno piuttosto che un altro fa la differenza. Il settore pubblico ha capito che senza soldi privati di questi tempi non si modificano le città, ora ci sono le opportunità per fare qualcosa di grande». Il numero uno russo, che ha elogiato la creatività del progetto di Cardin, non pone però ultimatum temporali. «Il sindaco è deciso a risolvere la faccenda e attorno a questo stadio stanno lavorando molte persone intelligenti», taglia corto, «le banche hanno capito la bontà del progetto e sono pronte a finanziarlo con l’80% delle risorse. Io rappresento gli investitori. Il Comune a maggio ha già visionato il nostro business plan, non appena sarà tutto deciso per il terreno lo renderemo pubblico in via definitiva». «La ferma volontà del sindaco è quella di andare avanti», assicura l’assessore allo Sport Andrea Ferrazzi, «ne abbiamo parlato anche qualche giorno fa. Il Pat definisce che lo stadio debba essere fatto lì, ma il problema è legato alla posizione della seconda pista dell’aeroporto. Da qui il grande scoglio rappresentato dalla trattativa con l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Siamo di fronte a una grande occasione che va sfruttata. Il progetto va portato a casa e c’è la massima determinazione da parte dell’Amministrazione».

Simone Bianchi

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