Pesca, a Chioggia le ditte regolari

Un’operazione della Finanza svela che il “nero” impazza nelle altre località

CHIOGGIA. Lavoro nero nel mondo della pesca: Chioggia, per ora, si salva. A voler estrapolare conclusioni socio-economiche dall'operazione condotta dal reparto operativo aeronavale della guardia di finanza sulle coste venete, sembra proprio che il “nero” sia altrove, nonostante la crisi dell’intero settore e della filiera alimentare.

A Chioggia, infatti, su 42 ditte controllate dalle Fiamme gialle, solo due hanno evidenziato irregolarità e due sono stati anche i lavoratori irregolari pizzicati in seguito ai controlli effettuati su 139 occupati nelle aziende in questione.

Ma il quadro generale dell'operazione compiuta dalle sezioni navali di Caorle, Venezia, Chioggia e Porto Levante, ciascuna nel territorio di sua pertinenza, è be più sconfortante. L'intento era quello di collegare ai periodici interventi di contrasto alla pesca abusiva, anche una intensificazione dei controlli di polizia, in chiave economico-finanziaria, con particolare riferimento agli illeciti legati al lavoro nero.

Sono state complessivamente controllate 136 ditte, tutte operanti nel settore marittimo, costituite da pescherecci, allevamenti di molluschi, stabilimenti di stabulazione, pescherie, imprese di lavori marittimi in genere.

I finanzieri hanno operato autonomamente o in collaborazione con personale delle direzioni provinciali del lavoro, verificando le posizione lavorative di 278 persone nel settore della pesca e attività connesse. Sono state, così, accertate, in oltre la metà delle ditte controllate, 70 violazioni: dall’omessa comunicazione delle assunzioni, all’irregolare tenuta delle scritture, al mancato versamento dei contributi per circa 434mila euro.

Sono stati, inoltre, scoperti 16 lavoratori “in nero” e 15 irregolari, tutti italiani (oltre il 10% dei controllati) e irrogate sanzioni per complessivi 134mila euro.

Diego Degan

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