Il sogno s’infrange «Grazie lo stesso»

Quindicimila in piazza Ferretto pronti alla gioia che non arriva Molti immigrati tifano per gli azzurri. Comunque, una bella serata

MESTRE. Quindicimila in piazza Ferretto. Il Tricolore sventolato e l’Inno di Mameli cantato anche da immigrati di ogni etnia. Una grande festa, comunque sia andata. Una festa di gente di ragazzi, di famiglie e di anziani arrivati con la bicicletta fin sotto al maxischermo per tifare, per stare in compagnia con il caldo che solo quando inizia il secondo tempo di Italia-Spagna allenta la morsa sulla piazza che fin dalle 18.30 ha iniziato a riempirsi. Volti dipinti e volti di immigrati che col Tricolore sulle spalle si sentivano ancora più italiani. Immigrati di seconda generazione ma anche immigrati che sono arrivati qui dopo un viaggio della speranza sui barconi. In piazza erano tutti italiani. Il pallone unisce. Il ragazzo di colore, arrivato con i genitori dal Kenia quando ancora era in fasce alza i pugni al cielo in segno di esultanza quando Balotelli è stato inquadrato per la presentazione. E anche lui canta l’inno di Mameli.

Dall’altra parte della piazza la mamma cingalese ha portato in piazza i due piccoli di famiglia, mentre il marito è al lavoro in un ristorante del centro storico. Lei tiene fermi i figlie che seduti a terra stringono un piccolo Tricolore. Storie piccole d’immigrazione che si mescolano nella piazza tricolore. Gente che ingoia amaro per i gol spagnoli e che impreca per le occasioni mancate dagli azzurri.

Ma comunque è festa. Festa di gelati mangiati in compagnia, di birre bevute dalla lattina e di sigarette fumate solo nell’intervallo per non disturbare, mentre gli uomini della protezione civile garantiscano la sicurezza.

Notevole la “squadra” dei bambini in prima fila, ma molti sulle spalle dei loro genitori. Chi con le maglia di Cassano chi con quella di Balotelli. I due giocatori più celebrati che come dice il giovane Charles ivoriano nato in Italia da genitori immigrati a metà anni Novanta «fanno sognare e sono i più bravi». Trombe a incitare gli azzurri mentre i fumogeni sono stati accesi solo all’inizio, con le note dell’inno.

La piazza Tricolere non molla nemmeno quando è chiaro che gli spagnoli sono superiori, che la fortuna non conta. Restano incollati allo schermo, convinti di aver partecipato ad una bella festa. Tutto sommato è questo che conta.

Poi al triplice fischio quattro colpi di tromba, sventolio di tricolore e per terra i resti, Poi la piazza si svuota.

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