Mose, il primo cassone è stato posizionato

A Treporti, il Consorzio Venezia Nuova ha avviato la fase dell’affondamento dello sbarramento, che sarà ultimata entro l’anno
Di Alberto Vitucci

Il primo cassone di spalla è sott’acqua, a fianco dell’isola arrtificiale del bacàn. Un altro seguirà tra poco, lato Treporti. E infine, entro il mese saranno affondati anche i sette cassoni di spalla costruiti nella «tura» di Punta Sabbioni. Passaggio importante per il Mose, che secondo le imprese del Consorzio Venezia Nuova sarà regolarmente finito entro il 2014. Ieri mattina pellegrinaggio di decine di giornalisti, operatori e televisioni a Venezia per la Coppa America. Occasione ghiotta per gli sponsor dell’evento (le imprese del Mose Mantovani, Condotte e Fincosit, Tethis) per far vedere a che punto sono arrivati i lavori della grande opera, i cui lavori sono partiti nel 2003. Ma anche per promozionare i nuovi grandi progetti sul tappeto, a cominciare dalla darsena di San Nicolò, per oltre mille posti barca e gli insediamenti turistici nell’ex Ospedale al Mare. A pochi metri dalle evoluzioni dei catamarani delle World’s series, in bocca di porto di Lido, ecco le gru e i blocchi di cemento pronti a essere affondati in mare. L’isola artificiale, in mezzo alla bocca di porto, è quasi ultimata. Edifici e un terrapieno alto tre metri dove sorgerà la grande centrale di controllo e la centrale elettrica per produrre la corrente necessaria a sollevare le paratoie in metallo in caso di necessità. Il cantiere di Punta Sabbioni è ormai quasi ultimato. Tutto è ripulito dopo gli scavi e la produzione di centinaia di migliaia di tonnellate di cemento. I cassoni sono stati sommersi dall’acqua e adesso sareanno affondati uno a uno proprio come grandi ancore, per costituire la base dello sbarramento dal lato Treporti. Sarà, se tutto funzionerà a dovere, la prima diga mobile. Operativa già a fine anno, garantisce il presidente della Mantovani, maggiore azionista del Consorzio Venezia Nuova, Piergiorgio Baita. Il tempo delle contestazioni alla grande opera è un po’ lontano, anche se i dubbi rimangono, E un gruppo di ambientalisti ha già pronta una richiesta al governo di modificare la profondità dei fondali. Se davvero le grandi navi saranno messe fuori dalla laguna, che necessità c’è di mantenere la profondità della bocca di Lido a 12 metri? Il Comitatone presieduto da Amato che diede il via libera al Mose aveva previsto di esegueire anche opere complenmentari per ridurre i livelli di marea. E di riportare le profondità dei canali di bocca ai livelli ottocenteschi.

Intanto però si lavora seguendo il progetto approvato. Costo finale previsto, 5 miliardi e 600 milioni di euro, con una lievitazione dei prezzi dovuta ai nuovi materiali e in parte alle opere richieste. Mancano all’appello ancora un miliardo e mezzo di euro. E poi non si sa come sarà affrontata la gestione della grande opera. Il Consorzio Venezia Nuova, ultimati i lavori, dovrà essere sciolto, e altre imprese assumeranno l’onere della gestione. Forse le stesse che formano il Consorzio. Ma è una fase ancora non decisa. Intanto si sa che le paratoie sono in produzione, e che i dubbi sollevati sulla natura delle cerniere e dei connettori sono stati superati dalle imprese. Si è scelta la cerniera «saldata», più costosa e delicata di quella «fusa», cioè un pezzo unico, in produzione dalla società padovana Fip, di proprietà della Mantovani. Le cerniere sono già state montate nei cassoni, e adesso comincia la fase operativa e della sperimentazione sott’acqua. «Il sistema sarà ultimato nel 2014», garantiscono al Consorzio.

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