Regione, via libera agli interventi per «mitigare» il Mose

Lavori chiesti anche dall’Unione Europea, scompare la riapertura delle valli da pesca, troppo complicata
Di Enrico Tantucci

Via libera dalla Regione agli interventi di compensazione e riqualificazione ambientale legati al Mose, concepiti dal Magistrato alle Acque e dal Consorzio Venezia Nuova anche dopo la procedura di infrazione aperta dall’Unione Europea e poi rientrata e ora definitivamente aggiornati. Interventi in parte già finanziati dallo Stato tramite il Cipe (il Comitato per la programmazione economica) e che dovrebbero esserlo poi interamente con l’ultima “tranche” di un miliardo e 400 milioni di euro legata al completamento del sistema di dighe mobili.

Ma tra le misure non ci sarà più la riapertura delle valli da pesca, inizialmente prevista e sostituita da altri interventi. Tra quelli direttamente collegati a quanto richiesto dall’Unione Europea, la ricostituzione di barene nell’area del Canale Cenesa e del Canale Bastia, e di velme nell’area di Valle di Millecampi, del Canale Passaora e in quella vicina dell’isola del Lazzaretto Nuovo. Già attuati i trapianti di fanerogame marine in varie aree lagunari e prevista la costituzione di nuovi habitat litoranei alle tre bocche di porto, con la prevista riqualificazione delle aree di cantiere. Ancora, interventi di valorizzazione ambientale dei litorali veneziani e delle aree costiere vicine alle bocche di porto, ampliando le aree protette a Santa Maria del Mare, presso la spiaggia di Ca’ Roman, e vicino il Bacan e la spiaggia del Cavallino.

Vi è poi una serie di interventi che non rientrano tra quelli compensativi richiesti, ma con forte valenza ambientale. Tra di essi, la riqualificazione naturalistica del Bacino del Lusenzo, il recupero del Forte di San Felice, la riqualificazione ambientale dell’area lagunare vicina a Porto Marghera, la realizzazione del parco nell’area del forte diSan Pietro, gli interventi nelle aree della Laguna Sud con i sistemi di fitodepurazione di acque salmastre immesse nel bacino lagunare.

Il Magistrato alle Acque rileva la forte crescita delle aree interessate alle misure compensative sia richieste dall’Unione Europea (da circa 35 a circa 392 ettari) sia aggiunte (da circa 32 a circa 232 ettari). Un aumento che giustificherebbe - sentito anche il Ministero dell’Ambienta - la rinuncia all’apertura a sud delle valli da pesca, anche per possibili contenziosi con i proprietari, che non permetterebbero di prevederne i tempi di realizzazione.

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