Tamburrino a capo delle carceri italiane

Da qualche giorno al vertice del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, insomma a capo di tutte le carceri, c'è il giudice veneto Giovanni Tamburrino, ex presidente del Tribunale di sorveglianza di Venezia, trasferito al Tribunale di Roma da poco più di un anno e ora divenuto, con provvedimento del Consiglio dei ministri guidato da Mario Monti, direttore del Dap. La prima mossa che ha fatto è stato mettere al suo fianco, come numero due, l'ex direttore del carcere di San Vittore Luigi Pagano, un funzionario aperto e che ha sempre cercato il dialogo con tutti. Tamburrino, prima di occuparsi di carceri, è stato a lungo giudice istruttore a Padova dove ha svolto negli anni Settanta l'indagine sulla «Rosa dei Venti».
Nella prima intervista che ha rilasciato, due giorni fa, ha sottolineato che il sovraffollamento è «un fenomeno ancora grave e che va risolto urgentemente, sia perchè si creano situazioni insostenibili, sia perchè l'Italia si trova sotto la verifica e il controllo della Corte europea di Strasburgo». Per Tanburrino il sovraffollamento delle carceri porta a «situazioni inaccettabili che rendono la detenzione ai limiti dell'invivibilità». «Anche la questione del personale è molto grave _ ha proseguito il giudice _ rispetto ad un organico necessario stimato di 41 mila 390 persone ne abbiamo in servizio circa 34 mil: quaindi settemila unità in meno». Oltre ad affrontare il tragico tema dei suicidi tra i detenuti, che quest'anno so9no già undici, ha affrontato il tema del lavoro: «Solo il 20 per cento dei reclusi lavora, troppo poco, specie se pensiamo che in Germania sono l'80 per cento».
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