Palazzo d’oro alla Regione, il pm vuole gli atti romani
VENEZIA. Prima di decidere in quale direzione muoversi nell’inchiesta sul palazzo sul Canal Grande, il pubblico ministero veneziano Federico Bressan, nei giorni scorsi, ha chiesto alla collega della Procura di Roma Maria Francesca Loy tutti gli atti raccolti dagli inquirenti romani nella loro indagine partita sulla base della denuncia-querela presentata da Grandi Stazioni nel gennaio di due anni fa nella persona dell’amministratore delegato Franco Battaggia nei confronti di Massimo Aliotti, Ennio Caputi, entrambi ex amministratori della stessa società, e di Gianmichele Gambato, il consulente che ha incassato un milione e 628 mila euro e che allora era presidente della società regionale Sistemi Territoriali (lo è anche ora, oltre ad essere presidente di Unindustria Rovigo), per truffa aggravata e per aver violato l’articolo 2625 del codice civile, che punisce gli amministratori che impediscono o ostacolano lo svolgimento dell’attività di controllo attribuita ai soci con una pena fino ad un anno di reclusione.
A sborsare i soldi della consulenza era stata proprio Grandi Stazioni, società mista pubblico privata (60 per cento Ferrovie, 40 per cento Benetton, Caltagirone e Pirelli), e l’attuale amministratore delegato della spa si è sentito evidentemente turlupinato da Gambato che si era portato a casa quel milione e 600 mila euro, cifra considerata sproporzionata per un’attività di mediazione insignificante. Soldi finiti a Gambato attraverso la «Emmegi Consulting», società con sede a Rovigo intestata a lui, alla moglie e alla sorella. La Procura di Roma, ricevuta la querela, aveva mandato la Guardia di finanza da Gambato, a Rovigo e aveva ricostruito il percorso, almeno a quanto sostenuto nel bilancio della Emmegi, del denaro: poco più di duecentomila euro erano finiti in tasse, visto che Gambato aveva regolarmente denunciato l’incasso all’Erario, 800 mila a lui e 600 mila in spese. Ora, il pubblico ministero veneziano Bressan ha chiesto alla collega Loy di avere informazioni sui risultati delle sue indagini.
Nel frattempo, ci sono anche i finanzieri veneziani che si sono mossi, dopo che la Procura presso la Corte dei conti ha deciso di aprire un fascicolo per appurare se c’è stato un danno erariale, visto che inizialmente il valore dell’edificio era stato valutato intorno ai 65 miliardi di lire, ma che la Regione acquistò ad nun prezzo quasi doppio, 69,5 milioni di euro . Infine, anche il Consiglio regionale si è mosso e alcuni consiglieri, sia dell’opposizione sia della maggioranza, hanno chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta «per l'accertamento della procedura di acquisto del complesso immobiliare denominato ex palazzo compartimentale delle Ferrovie» composta da nove componenti dell’Assemblea regionale. Se venisse approvata avrà tre mesi di tempo per appurare se vi siano state inadempienze nelle procedure d’acquisto da parte della giunta allora retta da Giancarlo Galan.
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