«Buco» all’amianto c’è una soluzione per la copertura
LIDO
Una soluzione per il “buco” del Palacinema, che sarà finalmente coperto, risolvendo il problema dell’amianto e recuperando l’area sia per una “piazza” a disposizione della Biennale e della Mostra del Cinema, sia per la realizzazione eventuale di un altro edificio, a uso congressuale, più piccolo e senza parti interrate. E’ quella che si è iniziata a delineare ieri nella riunione convocata in Regione dal commissario per le emergenze ambientali Mariano Carraro e ha cui ha preso parte come primo interlocutore da parte del Comune di Venezia - che ha “ereditato” il problema - il riconfermato commissario Vincenzo Spaziante. «Abbiamo individuato un percorso soddisfacente per tutti», ha spiegato Carraro al termine della riunione che sarà successivamente seguita da una Conferenza di Servizi che prenderà atto della soluzione individuata. Com’è noto, il cantiere del Palacinema è arrivato a tre metri di profondità, dove sono stati ancora individuati residui di amianto, che con ogni probabilità è presente anche a profondità superiori. Lo scavo doveva in teoria proseguire sino a una profondità di nove metri, secondo il progetto attuale del Palazzo del Cinema, ma la prospettiva non ha ormai più senso, anche per i costi esorbitanti - in aggiunti a quelli accumulati - che una bonifica integrale comporterebbe.
«Tombando» invece i residui alla profondità attuali, si eliminerebbe ogni rischio ambientale e si potrebbe finalmente recuperare l’area - come è nell’interesse di tutti - a cominciare dalla Biennale, che con il presidente Paolo Baratta chiede caldamente di non doversi trovare ad affrontare un’altra edizione del Festival del Cinema, con il “buco” ancora aperto. La messa in sicurezza dell’amianto è il primo obiettivo da raggiungere per questo e il percorso individuato in accordo con la Regione prevederebbe appunto la chiusura in una sorta di “sarcofago” dei residui ancora presenti in superficie e che sono di modesta entità. Su di esso si potrebbe ricominciare a costruire, riportando il livello stradale per ricavare una “piazza” di fronte all’ex Casinò a disposizione della Biennale e della Mostra e costruendo da questa altezza un nuovo edificio di più modeste dimensioni.
C’è da dire che il problema della presenza dell’amianto nel sottosuolo del Lido è purtroppo diffuso e l’area verde a San Nicolò dove si voleva realizzare proprio l’impianto provvisorio di caratterizzazione e smistamento dei residui di amianto provenienti dal suolo del cantiere del Palacinema, è da due anni sotto sequestro da parte della magistratura proprio perché anche qui, nello scavo, è subito spuntato l’eternit. La tombatura dell’amianto e la chiusura del buco del cantiere del nuovo Palazzo del Cinema appare pertanto - con tutte le cautele e le precauzioni del caso - l’unica soluzione percorribile. Se infatti si proseguisse nello scavo oltre i tre metri alla ricerca di terreno vergine, si rischierebbe di trovarsi nella stessa situazione anche a profondità maggiori con in più un costo insopportabile sul piano economico, che non si sa chi potrebbe accollarsi.
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