«Eni pronta a cedere le aree da bonificare»

Il sindaco Orsoni ottimista sull’accordo: « Col Pat e la semplificazione delle procedure è possibile»
Di Gianni Favarato

MARGHERA

L’agognato accordo tra Comune di Venezia , Regione Veneto, Eni e ministero dell’Ambiente, che finalmente potrebbe sbloccare le attività di bonfica e il rilancio delle aree industriali dismesse e inquinate di Porto Marghera «è davvero in dirittura d’arrivo». Lo ha assicurato ieri il sindaco, Giogio Orsoni, parlando con i giornalisti a margine dell’inaugurazione dell’Anno Portuale.

Il sindaco ha sottolineato che il confronto, non privo di polemiche, con i rappresentanti delle società dell’Eni - proprietarie della gran parte delle aree in questione - «è ad un buon punto e presto si chiuderà con un accordo che prevede, come noi chiedevamo, la cessione delle aree al netto dei costi di bonifica».

«Tutto ciò - ha aggiunto Orsoni - sarà finalmente possibile grazie al Piano di Assetto Territoriale, il Pat, che una volta per tutte a definito la vocazione industriale e portuale delle aree di Porto Marghera, togliendo ogni illusione di una loro diversa destinazione a fini speculativi. Parliamo, naturalmente, di un’industria nuova in cui la conoscenza e l'innovazione stanno al centro della produzione di valore». Per il sindaco l’approvazione del Pat mette quindi «fine al progressivo impoverimento delle aree produttive, dovuto alle troppe incertezze sul loro destino». A dare la spinta risolutiva alla annunciata firma di uno «storico» accordo «c'è anche la prossima firma di un accordo di programma con Regione e ministero dell’Ambiente per le metodologie di bonifica dei siti di interesse nazionale come Porto Marghera».

Nel decreto legge sulle «semplificazioni» c’è, infatti - come ha detto nei giorni scorsi lo stesso ministro Corrado Clini – , una norma che prevede che le zone industriali dismesse, inclusi siti di interesse nazionale, siano messe in sicurezza senza bisogno di bonifiche, le quali spetteranno alle imprese che si insedieranno nell'area». Lo snellimento della procedura, ha spiegato Clini, punta a «favorire la reindustrializzazione, poichè i siti abbandonati e non utilizzati, ancorchè messi in sicurezza, per noi comportano un rischio ambientale».

«Quello che stiamo cercando di fare è di sbloccare una situazione che si trascina da anni e che ha come effetto pratico e' che non si fa nulla», ha concluso Clini, ha confermato anche lui - come hanno già fatto il sindaco Orsoni e il governatore del Veneto, Luca Zaia, senza però mai fare nomi e cognomi - l’esistenza di una lista di aziende che vogliono investire a Porto Marghera, dove il ministro vede «un futuro tutto green, con tecnologie innovative, chimica verde, fonti energetiche rinnovabili e logistica a basso impatto ambientale».

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