Clini annuncia limiti per le Grandi Navi

Il ministro in città per un convegno dell’Ocse, pronte anche nuove procedure per accelerare le bonifiche di Porto Marghera
Di Roberta De Rossi
Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, (D) e il capo della protezione Civile, Franco Gabrielli (S), durante la conferenza stampa tenutanella sede della Regione Liguria, Genova, 24 novembre 2011. ANSA/LUCA ZENNARO
Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, (D) e il capo della protezione Civile, Franco Gabrielli (S), durante la conferenza stampa tenutanella sede della Regione Liguria, Genova, 24 novembre 2011. ANSA/LUCA ZENNARO

Procedure accelerate per il riutilizzo industriale delle aree di Porto Marghera (senza più bonifica obbligatoria, ma solo messa in sicurezza) e decreto grandi navi (con norme più rigide di circolazione, ma probabilmente non limiti di stazza immediati per i transiti in Bacino): sono le due notizie con le quali il ministero per l’Ambiente Corrado Clini si è presentato a Venezia, in occesione del saluto alla delegazione Ocse in città per valutare lo stato degli interventi sul fronte «emergenza acqua».

Grandi Navi.A giorni, il decreto che introdurrà nuove regole per la circolazione delle grandi navi sarà firmato dai ministri Clini e Passera. Nella proposta presentata dal ministro dell’Ambiente e ora al vaglio delle Attività produttive, c’è una distanza di sicurezza di 2 miglia tra navi in entrata/uscita (oggi è 700 metri), l’uso di carburante con 0,1% di zolfo fin dall’ingresso in laguna, ma anche il limite delle 40 mila tonnellate di stazza per le navi in transito davanti San Marco. Quest’ultimo, però, pare destinato a saltare - o ad essere rinviato a dopo l’escavo del nuovo canale d’ingresso in Marittima, dal Canale dei Petroli - o manderebbe subito all’aria il porto crociere: Vtp ha stimato il blocco del 60% dei transiti e un crollo del 90% del giro d’affari legato allo scalo, con la perdita di 1 milione di passeggeri. «Firmeremo il decreto a giorni», osserva Clini, «porre un limite di stazza per Venezia è una delle ipotesi valutate. Ho letto di presunte tensioni tra me e Passera, ma non è vero: insieme lavoriamo al decreto, d’intesa. Per Venezia si tratta di normare una fase di passaggio: Autorità portuale, Comune, Magistrato alle acque stanno lavorando allo scavo del canale dell’Angelo come ingresso alternativo al Bacino in vista della prossima realizzazione di un porto off shore e io sostengo entrambi i progetti». Piani che Italia Nostra bolla invece come «inaccettabili soluzioni che arrecano comunque gravissimi danni al Bacino», ricordando come «la piattaforma provvisoria a Pellestrina, oggetto di ispezioni da parte di Commissari europei, dopo l’ultimazione del Mose dovesse venire distrutta e l’ambiente ripristinato». «Non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca», commenta il presidente del Porto, Paolo Costa, «Venezia deve restare scalo crociere o si distrugge un’ecomonia dell’indotto fatta di migliaia di persone: l’iter per lo scavo del canale dell’Angelo è avviato. Servirà un anno di lavori: il rischio in Italia sono i tempi delle autorizzazioni».

Bonifiche industriali. Importantissime novità sul fronte Porto Marghera: nel decreto legge sulle semplificazionin- annuncia Clini - c’è una norma che prevede che le zone industriali dismesse, inclusi siti di interesse nazionale come Marghera, in caso di reindustrializzazione possano essere messe in sicurezza senza bisogno di bonifiche. Questo snellimento della procedura - ha spiegato Clini, al termine di un incontro con il sindaco Orsoni che ha più volte sollecitato quest’opzione - è stato voluto per «favorire la reindustrializzazione: siti industriali abbandonati comportano rischio ambientale, siti industriali gestiti danno molte più garanzie. Le bonifiche dipendono dall’uso e per un riuso industriale non sono necessarie: l’autorizzazione ambientale che comprovi la messa in sicurezza sarà data da un accordo di programma Regione e Comune, secondo un protocollo che definiremo rapidamente, che accelererà le autorizzazioni e potrà essere un modello su scala nazionale. Vogliamo sbloccare una situazione che si trascina da anni, con effetto che non si fa nulla. So che c’è una lista importante di aziende che vogliono investire qui: per Marghera vedo un futuro di tecnologie innovative, chimica verde, fonti rinnovabili e logistica a basso impatto ambientale». «E’ quello che ci siamo posti come obiettivo con il Pat, quando abbiamo ribadito la destinazione industriale e produttiva di Porto Marghera: questa norma è finalmente benvenuta», commenta Orsoni.

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