Sprint finale per il Pat altri 300 emendamenti

di Roberta De Rossi
Giunta e partiti si preparano al tour de force di lunedì per l’approvazione del Pat, nella versione maxi-emendata dalla giunta, che però ancora vede all’ordine del giorno oltre 300 emendamenti e subemendamenti: 24 della Lega, 59 del Pdl. 13 delPd. 185 della Civica per Venezia, Mestre e isole, 16 del Movimento 5 stelle, 5 della lista In Comune. 4 dell’Italia dei Valori, 14 della Federazione di sinistra, 13 del Gruppo Misto, altri 3 a firma intergruppo. «Lunedì si arriva al voto, in ogni modo», chiosa il presidente del Consiglio Roberto Turetta. Così sono le ore nelle quali i partiti spiegano le loro posizioni, dopo che l’assessore Micelli ha modificato la (propria) proposta di Piano di assetto territoriale della giunta con 60 pagine di emendamenti. Noti i punti principali: grandi navi giudicate incompatibili con la laguna, limite di nuova urbanizzazione per il Quadrante di Tessera del 25% dell’area di intervento (52,5 ettari su 200, il resto interventi di mitigazione ambientale) per farne Cittadella dello sport e del divertimento, no al tracciato dell’Alta velocità in gronda e Tav attestata sulla stazione di Mestre.
Dopo Pd e Udc, arriva anche il «Sì» convinto dell’Italia dei Valori a un Pat emendato anche con richieste del partito, come quella di nuove fermate della metropolitana ferroviaria di superficie al quartiere don Sturzo e in via Olimpia. «Questo nuovo Pat è nato da una discussione virtuosa e blocca le tensioni speculative che ci avevano spinto a fermare il piano della precedente amministrazione», commenta il segretario Diego Gallo, «scompare la sublagunare, conferma la vocazione produttiva di Porto Marghera e quanto al Quadrante è stato radicalmente ridimensionato l'accordo Cacciari, Galan, Marchi che non ci piaceva, con destinazioni chiare a sport e attività collettive». Sulle grandi navi, IdV è per l'avamporto: «Una nuova infrastruttura va fatta fuori della laguna», dice Gallo, «si parla di Pellstrina, ma penso che l'ipotesi De Piccoli al Cavallino andrebbe ripresa». «Se Venezia resta il simbol dell’area vasta e ora vi si deve investire per farne una smart city», dice l'assessore Ghetti, «Mestre ne diventa il cuore e qui gli sforzi vanno sulla riqualificazione, nel campo dell'innovazione e della cultura, tra università in via Torismo, Vega, Ecodistretto». «Con il Pat», sottolinea l’assessore Filippini, «si eliminano le speculazioni sulle aree industriali: l'Agip resta e se Eni vuole andare si deve assumere responsabilità. Il vecchio Pat spostava pericolosamente il baricentro di Mestre verso Tessera City, che oggi viene escluso. Infine, Venezia, per non perdere residenti deve puntare sull’artigianato: distretto del vetro a Murano, della cantieristica alla Giudecca, dei mestieri eccellenti a in città». «Puntando sui trasporti Sfmr», conclude il consigliere Lastrucci, «si riunisce la città di terraferma e d’acqua lungo l’asse universitaria Via Torino, Vega, Sant’Alvise». In maggioranza, no al Pat dalla Federazione della Sinistra e dal Gruppo Misto.
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