Porto, i debiti volano a 200 milioni

di Alberto Vitucci
Grandi opere e progetti di espansione. Ma il Porto aumenta il suo indebitamento. E nel 2013 dovrà pagare 195 milioni e 500 mila euro di mutui. Assorbendo in questo modo la gran parte delle risorse disponibili. Mentre si discute di alternative alle grandi navi, di nuovi canali e porti off shore, anche il bilancio dell’Autorità portuale è sotto la lente degli organismi di controllo. Già nella sua relazione sul triennio 2007-2009 la Corte dei Conti aveva messo nel mirino le partecipazioni azionarie del Porto (sedici società partecipate attraverso la controllata Apv, tra cui Vtp, Nethun, Save, Società autostrade)e le aumentate spese per il personale (più 13 per cento). Adesso è lo stesso Porto, nel suo bilancio di previsione triennale 2011-2013, a mettere in guardia sul futuro. «Per gli anni 2011-2013», si legge nel documento, «sono previste accensioni di mutui per un ammontare complessivo di 70 milioni di euro, che sommati a quelli già sottoscritti nel 2009-2010 (125,5 milioni di euro) portano a un indebitamento complessivo di 195,5 milioni». Se non arriveranno nuove forme di finanziamento e misure straordinarie, il rendiconto annuale potrebbe andare verso il disavanzo. «La capacità della gestione corrente di generare risorse», si legge nella relazione contabile, «sarà pressocchè interamente assoribita dalla necessità di garantire il rimborso dei mutui».
Situazione difficile. Derivata dalla grande mole di investimenti eseguita dal Porto negli anni 2009-2010 per acquistare le aree di Marghera e costruire le nuove banchine. Negli stessi anni l’avanzo di amministrazione è andato via via calando. per passare dai 10 milioni di euro del 2008 ai 244 mila euro dell’anno appena concluso, ai 61 mila previsti per il 2012.
Più complicato insomma, in assenza di risorse private e contributi straordinari dello Stato, anche ipotizzare nuovi investimenti. Dal momento che uno dei punti principali del programma del nuovo governo riguarda proprio la riduzione dell’indebitamento. Intanto i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi a San Marco sono sul tappeto. Il Porto ha proposto al ministro per l’Ambiente Corrado Clini di scavare il canale Aant’Angelo Contorta fino a una profondità di 10 metri, per afre arrivare le navi in Marittima dalla bocca di Malamocco. In priospettiva (dal 2017) il nuovo porto passeggeri potrebbe essere costruito a Santa Maria del Mare, nell’area oggi occupata dai grandi cantieri per i cassoni del Mose.
Il dibattito è aperto. L’altra sera all’Iuav si sono riuniti i componenti del Comitato «No Grandi navi». «Non abbiamo una nostra proposta, aspettiamo di valutare quelle della olitica», dice il portavoce Silvio Testa, «ma di una cosa siamo sicuri: scavare un nuovo canale in mezzo alla laguna avrebbe conseguenze ambientali e idrauliche gravissime».
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