L’hallelujah di Cohen per l’addio a “Giò” Rubin

di Elisabetta B.Anzoletti
SOTTOMARINA
In migliaia stipati nel santuario della Beata Vergine della Navicella per l’ultimo saluto a Giò. L’ampio santuario ieri mattina sembrava persino piccolo tanti erano i parenti e gli amici, di tutte le età, strettisi attorno alla famiglia per salutare Giovanni Rubin, cantante, fotografo, grafico e cameraman di appena 50 anni, conosciuto e amato in tutta la città.
Una vita di talenti che aveva saputo mettere a frutto assecondando le sue passioni e buttandosi anima e corpo in ogni avventura professionale conquistando stima e consensi. Talenti che don Francesco Zenna ha ricordato nell’omelia a commento del brano del Vangelo che racconta la resurrezione di Lazzaro.
«Noi tutti oggi ci chiediamo perché - spiega don Francesco - ed è difficile rispondersi. Perché questo dolore, perché proprio a Giovanni. Dio non ha mandato suo Figlio nella terra per eliminare la morte, ma per darci la speranza della resurrezione. La stessa a cui oggi ci aggrappiamo per resistere al dolore della perdita di Giovanni. Un’intelligenza fine la sua e un cuore aperto. La voglia di conoscere, di andare a fondo delle cose. Un amore per la vita che lo ha portato fino alla fine a lottare contro la malattia».
Rubin è morto domenica all’hospice Casa Santa Chiara di Padova a cui la famiglia, per volontà proprio di Giovanni, ha deciso di devolvere le offerte raccolte durante i funerali.
I moltissimi amici presenti alla cerimonia testimoniano quanto Giovanni credesse nell’amicizia, a cui si dava totalmente e con forte altruismo. In ospedale a chi arrivava a trovarlo, anche negli ultimi giorni di grande sofferenza, per prima cosa chiedeva “come stai?”.
«Aveva piena consapevolezza della sua condizione - continua don Zenna - agli amici negli ultimi giorni diceva “mi sa che stavolta me ne devo proprio andare” e domenica con don Damiano ha recitato il Padre Nostro, anche nel passaggio sofferto “sia fatta la tua volontà…”. Le testimonianze non muoiono mai e la sua è stata preziosa per ognuno e in modo diverso».
Tra la folla moltissimi musicisti che conoscevano Giovanni come voce dei Viceversa dall’86, amici e colleghi di Fotografica, di Globar Art, di Chioggia Tv.
Giovanni non avrebbe voluto le lacrime, ma nessuno è riuscito a trattenerle quando al termine della cerimonia è stata letta la lettera di saluto dei figli, Tony e Teo, della sorella e dei nipoti. L’ultimo saluto alla bara con le note strazianti di “Hallelujah” di Leonard Cohen.
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