Detenute e sarte Le loro creazioni in passerella

Una sfilata di 21 abiti confezionati dalle detenute del carcere femminile del Giudecca. Il pezzo forte una reinterpretazione, imbastisci, taglia e cuci, di una giacca indossata del mitico John Lenon dei Beatles. Poi alcuni abiti disegnati su tessuti, «preziosi e a fantasia orientale», spiegano le sarte, donati dalla stilista Marta Marzotto. E le modelle, 19 ragazze prestate da volontarie all’occasione e un solo ragazzo, ma anche due studenti spagnoli in Erasmus «capitati quasi per caso», hanno calcato senza imbarazzi la scena della ribalta.
La sfilata, voluta dal cooperativa Il Cerchio, ieri sera, negli spazi espositivi dell’istituto provinciale per l’infanzia Santa Maria della Pietà, ha «sorpreso» un pubblico nutrito, tra cui il sindaco Giorgio Orsoni e il vicesindaco Sandro Simionato. Una platea sorpresa dalla bravura delle detenute, che per quanto isolate al di là del mondo e destinate a scontare la pena dietro il ferro delle sbarre, hanno saputo restituire se stesse alla vita, giocando di fantasia e creatività.
Lo ha ricordato Gianni Trevisan, presidente dell’associazione il Cerchio, che da anni si occupa delle detenute e della loro reintroduzione nella società. Trevisan ha spiegato che sono poco più di un centinaio le recluse nella struttura penitenziaria della Giudecca, di cui cinque sono impegnate nella sartoria e oltre dieci nella lavanderia industriale. Altre detenute hanno, invece, scelto di dedicarsi alla coltivazione dell’orto che rifornisce il carcere. Lavoratrici a tutti gli effetti, insomma, retribuite anche grazie alle 14 borse lavoro messe a disposizione dal Comune di Venezia. In totale sono 40 le detenute occupate in attività lavorative. Solo la sartoria del carcere, che ha creato i modelli protagonisti della sfilata, di per sé registra un bilancio d’una piccola azienda, ha sottolineato Gianni Trevisan, «280 mila euro l’anno» è la cifra riportata nell’ultimo bilancio.
Quasi un’isola della «felicità», la struttura femminile della Giudecca, soprattutto se lo scenario che vi si contrappone, nondimeno nel carcere maschile di Venezia, è una situazione analoga al sovraffollamento che caratterizza le strutture penitenziarie italiane. Il carcere maschile di Venezia ospita 370 detenuti, ma i posti disponibili sarebbero 160. E sono frequenti alle cronache i casi di suicidio o gli incidenti sospetti, spie d’un malessere immutato.
«Siamo davanti ad associazioni di volontariato che operano nonostante le note difficoltà in cui versano le carceri e questa serata ne dà un esempio molto bello», ha detto Giorgio Orsoni in apertura della sfilata. Interessanti le fotografie di Giacomo De Giorgi che ha documentato come si svolge il lavoro quotidiano delle detenute nelle celle e che sono state proiettate in anteprima.
Molti degli abiti che hanno sfilato ieri e anche altri oggetti di artigianato minore, fiocchi e borse ad esempio, sono in vendita al «Banco Lotto N. 10», vetrina delle opere artigianali delle detenute, che si trova a Castello, Salizada Sant’Antonin.
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