Orsoni dice stop alle navi da crociera: «Ora basta! Arrivino al Vega»

Il primo cittadino «contro» tutti. Lancia la sfida al presidente del Porto, Paolo Costa: «Lo incontrerò per illustrargli la posizione del Comune. Il traffico è aumentato, la città è invasa: occorre agire subito» 
La prua di una grande nave da crociera torreggia all'ingresso di via Garibaldi, nel sestiere di Castello, a nord del centro storico lagunare: così appare ai passanti mentre la mega nave è impegnata a curvare verso il Lido, in direzione della bocca di porto di San Nicolò e il mare aperto. Italia Nostra denunciato la pericolosità per Venezia di questo genere di traffico marittimo. ANSA/ANDREA MEROLA
La prua di una grande nave da crociera torreggia all'ingresso di via Garibaldi, nel sestiere di Castello, a nord del centro storico lagunare: così appare ai passanti mentre la mega nave è impegnata a curvare verso il Lido, in direzione della bocca di porto di San Nicolò e il mare aperto. Italia Nostra denunciato la pericolosità per Venezia di questo genere di traffico marittimo. ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. «Adesso basta. Le grandi navi vanno allontanate da San Marco e fatte arrivare a Marghera, nell’area del Vega. Nei prossimi giorni incontrerò il presidente del Porto Paolo Costa e gli farò presente che questa è la posizione del Comune». Il sindaco Giorgio Orsoni ha un carattere placido. Ma non le manda a dire. E negli ultimi mesi ha riscoperto una grinta insospettabile. Nel mirino delle sue esternazioni la Fondazione Venezia e il suo presidente Giuliano Segre, Benetton per il Fondaco dei Tedeschi, il ministro Galan per la nomina, poi sfumata, di Malgara al vertice della Biennale. E poi le imprese del tram, il presidente degli Industriali Brugnaro, l’Eni e i ritardi su Marghera. «L’Eni è responsabile dell’inquinamento, deve collaborare con la città».

Adesso l’obiettivo della polemica è Paolo Costa, suo (ex?) amico di cui aveva fatto l’assessore al Patrimonio nei primi anni Duemila quando Costa era sindaco. Polemica non nuova, ora riesplosa per le politiche di Porto e Comune che stanno andando sempre più in direzioni opposte. Se Ca’ Farsetti vuole ridurre un traffico diventato molto pesante, quello delle grandi navi, il Porto non accenna a frenare. Anzi, sbandiera in pieno accordo con la Regione e l’assessore Renato Chisso, i nuovi record delle navi, sempre più grandi, e dei passeggeri, che superano ormai i due milioni soltanto come croceristi. Un fronte su cui Costa, ora in scadenza e intenzionato a farsi rionfermare per altri tre anni dal nuovo governo, non intende mollare. Concedendo al massimo lo spostamento dei meno grandi – ma ancora più inquinanti – traghetti per la Grecia e la Croazia, che dovrebbero presto traslocare all’ex Alumix.

Nelle ultime ore il sindaco Orsoni ha ricevuto il dossier messo a punto dall’associazione Ambiente Venezia – dopo l’affollata assemblea di qualche giorno fa in sala San Leonardo – sui danni provocati dalle grandi navi. Inquinamento ambientale da zolfo, onde elettromagnetiche, danni ai fondali con la perdita di sedimenti in mare, erosione e danni alle rive. E uno spettacolo che può piacere ai croceristi, molto meno a chi vede sfilare tra San Marco e San Giorgio un grattacielo galleggiante con misure fuori scala.

Che le navi andassero ridotte lo aveva detto chiaro in campagna elettorale, il sindaco Orsoni. Provando a ripescare l’idea del senso unico (entrata per Marghera, arrivo in Marittima per il canale Vittorio Emanuele, uscita da San Marco, difficile da realizzare per via dell’elettrodotto e del nuovo canale da scavare in laguna). Poi lanciando soluzioni alternative per il terminal passeggeri. «Non voglio più vedere le grandi navi passare davanti a San Marco», aveva detto durante un confronto elettorale, in polemica con il ministro candidato del Pdl Renato Brunetta. Nel frattempo il traffico è aumentato ulteriormente. In stagione arrivano contemporaneamente in Marittima anche cinque meganavi, ognuna con un carico di 5 mila persone. Flussi mordi e fuggi che invadono Venezia e rischiano di soffocarla.

«Il problema va affrontato con urgenza», ribadisce Orsoni, «spero che Costa, che è stato sindaco, collabori con noi».

L’ipotesi è quella di spostare il terminal passeggeri per le grandi navi nella Prima zona industriale, a due passi dal Vega. Area in pieno sviluppo, che sarà servita anche dal tram, vicina alle infrastrutture di collegamento. Ma il Porto dice no. «Non è possibile, non c’è lo spazio per l’evoluzione delle navi».

Dibattito che si infiamma. Il consigliere di «In Comune» Beppe Caccia ha presentato un emendamento al Pat, il Piano di Assetto del territorio, che prevede la nuova stazione marittima a Marghera, nelle aree dismesse della Prima zona industriale. «Non si capisce perché», dice, «se le grandi navi commerciali possono andare a Fusina, nella nuova banchina in costruzione per i ro-ro, perché non possano arrivare a Marghera».

E sulla necessità di accelerare sul trasferimento del terminal per le grandi navi insistono anche la Municipalità e i comitati. Che hanno consegnato al Comune il corposo dossier sui danni prodotti dalle grandi navi. Carburanti allo zolfo ed emissioni che superano di gran lunga i limiti imposti in terraferma per le auto. Un milione e mezzo di tonnellate l’anno di polveri sottili, zolfo, piombo, azoto. Causa di danni alla salute e ai monumenti (marmi che si sgretolano). «Una nave), si legge nel dossier, «inquina come 14 mila macchine, le quantità sono dieci volte superiori a quelle del traffico delle auto in tangenziale. Ma in laguna non ci sono centraline di analisi dei fumi, né divieti».

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