Scricchiola l'impero di Ligabue
Dopo il concordato della «Linea Sole», un debito di sei milioni

Giancarlo Ligabue e a destra il tribunale a Rialto
L'impero di Giancarlo Ligabue, messo in piedi con una vita di lavoro, scricchiola. Dopo che la «Linea aeroportuale Sole spa», per evitare il fallimento, ha chiesto e ottenuto il concordato preventivo, c'è più di un creditore della «Ligabue spa» che ha chiesto e ottenuto ingiunzioni di pagamento. Ieri, davanti al Tribunale civile si dicuteva di un debito di sei milioni di euro.
Una finanziaria milanese ha acquisito un credito che la «Festival Cruise» di Genova, una compagnia di navigazioni per crociere fallita nel capoluogo ligure, aveva nei confronti di una società di Ligabue, la «Ligabue Cattering Service» con sede a Lugano, in Svizzera. Si tratta di sei milioni di euro che la società milanese non è mai riuscita ad ottenere fino ad ora, nonostante abbia avviato tutte le procedure giudiziarie necessarie. Toccherà al Tribunale di Venezia pronunciarsi nei prossimi giorni sull'ulteriore richiesta, che non è l'unica nei confronti della galassia di imprese che prima facevano capo a Giancarlo Ligabue, che da qualche tempo si è messo a riposo cedendo lo scettro nella mani del figlio Inti. La prima società a subire gli effetti della grave crisi era stata la «Liea Sole» che, per evitare il fallimento, aveva chiesto il concordato preventivo a causa di un passivo di circa otto milioni di euro. I magistrati del Tribunale civile di Venezia avevano accolto la richiesta e dato il via libera alla procedura, ritenendo che vi fossero tutte le condizioni previste dalla legge, quaindi i creditori - che sono circa 400 - hanno dato il loro assenso. dopo l'assemblea del 5 maggio scroso. Il commissario, il commercialista mestrino Francesco Loero, ha presentato il piano di rilancio dell'azienda. La «Linea aeroportuale Sole», con sede a Tessera, un tempo gestiva una decina di esercizi e negozi negli aeroporti italiani, bar, gelaterie, snack e rivendite di gadget, prima della crisi aveva una settantina di dipendenti, ora quindici sono in cassa integrazione, mentre gli altri continuano a lavorare negli aeroporti di Tessera, Rimini, Ronchi dei Legionari, Olbia e Bologna. Prima i punti vendita della società veneziana erano presenti anche a Palermo, Catania, Trapani, che però sono stati chiusi. Il maggior creditore è la società che gestisce l'aeroporto di Palermo.
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