Ucciso a coltellate dopo la lite sulla casa

Papà trafitto a morte: il figlio Filippo voleva andare a vivere con la madre
 
VENEZIA.
Il clima in famiglia, da anni ormai, era teso: liti continue che addirittura erano sfociate in denunce e azioni giudiziarie. Alla base di quel gesto disperato del 21enne Filippo Longo, che ha ucciso il padre con una decina di coltellate, gli scontri continui che erano iniziati dopo la separazione del 55enne Moreno Longo dalla madre del giovane.  Il pubblico ministero di Venezia, Paola Tonini, intanto ha chiesto la convalida dell'arresto compiuto dai carabinieri per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela: lunedì mattina il giudice delle indagini preliminari Maria Rosaria Minutolo interrogherà il ragazzo nel carcere di Santa Maria Maggiore alla presenza del suo difensore, l'avvocato Sara Scattolin. E nello stesso giorno darà l'incarico dell'autopsia al medico legale padovano Silvia Tambuscio.  Nella guerra giudiziaria tra padre e figlio il primo passo l'aveva fatto il ragazzo, sostenuto dalla madre: nell'ottobre 2010 aveva avviato una causa, al termine della quale il giudice del Tribunale civile aveva ordinato al padre di versare al figlio un assegno di mantenimento di 600 euro al mese, nonostante fosse ormai diventato maggiorenne. Due mesi dopo, invece, era stato il geometra a presentare denuncia ai carabinieri di Dolo: sosteneva che il figlio lo aveva più volte minacciato con un pugnale che portava spesso con sè.  I due, però, vivevano assieme nella villetta di Dolo progettata da Moreno Longo. I loro avvocati stavano cercando un accordo perchè la vita per entrambi era evidentemente diventata infernale, non si sopportavano più, discutevano e litigavano anche per motivi banali, come quello del parcheggio dell'auto: il figlio bloccava spesso l'ingresso del garage al padre che così era costretto a parcheggiare la sua coupè Nissan in strada, poi la discussione degenerava.  E venerdì mattina è scoppiata l'ennesima lite, ancora una volta per la questione della casa. Il giovane aveva addirittura mosso per l'ennesima volta il suo legale in modo da far allontanare il padre dalla villetta, ma Moreno Longo resisteva, era casa sua e più volte aveva urlato al figlio che lo avrebbe cacciato. Filippo era anche disposto ad andarsene, rinunciando addirittura a quelle 600 euro al mese che il giudice aveva costretto il padre a versargli, se il geometra avesse trovato una casa più grande per sua madre, dove la donna avrebbe potuto abitare con il figlio. Nell'appartamento dove la donna abita adesso il ragazzo non ci stava proprio.  Intorno alle 11.30 i due stavano ancora litigando, Filippo è entrato in cucina, ha preso il primo coltello che gli è capitato nelle mani, ha raggiunto le scale che il padre stava salendo per andare nelle camere e lo ha colpito, una, due, tre volte. Moreno si è girato ma non è riuscito a fermarlo e sono arrivati altri colpi. Toccherà al medico legale Silvia Tambuscio dire quante contellate sono piovute sul geometra e quali sono state mortali. Certo non è stato un delitto premeditato e organizzato, è nato dall'ennesima lite, dall'esasperazione di una situazione che non sembrava potesse risolversi.  Naturalmente l'accusa resta grave, ma l'aggravante della premeditazione avrebbe potuto far scattare addirittura l'ergastolo o di una condanna 30 anni, una prospettiva desolante per un ragazzo di 21 anni. Dopo aver lasciato il padre in una lago di sangue e senza vita, Filippo è corso dalla madre, in casa sua, a Cazzago di Pianiga, ma lei non c'era, era al lavoro. Così, l'ha chiamata al telefono e le ha detto che aveva fatto una cosa orribile, a quel punto la donna ha avvertito il suo avvocato e i carabinieri.  I militari di Dolo prima hanno controllato nella villa di via Luigi Nono, poi sono andati a prendersi Filippo, che dopo aver confessato davanti a loro ha cominciato a piangere: solo in quel momento ha realizzato ciò che aveva fatto, ha capito quello che lo aspetta e che non poteva più tornare indietro.

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