Coronavirus nel Veneziano, la costruzione di una nuova memoria: chi sono i nostri morti

IL RACCONTO
Marta Artico
Padre e figlio morti a poche ore di distanza in due ospedali diversi, un anziano aggravatosi da solo in una residenza per anziani, un frate di soli 47 anni che ha dedicato la sua vita ai meno fortunati. Dietro tabelle, grafici e formule matematiche che indicano le curve del contagio e dei decessi, ci sono storie, famiglie spezzate e distanti che soffrono senza nemmeno potersi consolare in un abbraccio. E volti di uomini e donne che fino all’ultimo hanno sperato di poter rivedere i loro cari. Fino ad oggi, i veneziani deceduti sono 39. Non è il numero che conta, ma le loro storie. A remare contro di loro sono state le patologie pregresse, ma a portarseli via tutti è stato il Coronavirus.
A consolare le famiglie i medici, la caposala che ha concesso uno sguardo oltre il vetro, che ha letto una lettera al paziente intubato, sussurrato una preghiera all’orecchio. Per molti famigliari l’ultima immagine è stata quella di un sacerdote senza volto, bardato dalla testa ai piedi, che segnava con il dito sulla fronte la croce dell’estrema unzione.
Le agenzie funebri condividono il lutto con i parenti, cercando di rendere il momento dell’addio, seppur negato, dignitoso. A volte basta un fiore consegnato nelle mani dei famigliari o un secondo in più con la bara. Per tutto serve l’autocertificazione e anche il posto nel cimitero si concorda tramite una foto via whatsapp cosicché l’agenzia funebre diventa il solo tramite del dolore della famiglia.
Per primo, a morire, è stato Mario Veronese, ex autista di scuolabus di Oriago di Mira di 67 anni, deceduto a Padova. Umberto Pavan, 79 anni, viveva alla Gazzera, ed era tanto riservato quanto affabile. Fiorello Bertaggia, 63 anni, è stato il primo caso di Valli di Chioggia. A Venezia è morto l’ottico Danilo Carraro, 80 anni. Quando è mancato Esterino Camin, 84 anni, ex costruttore edile altinate con un grande amore per la moglie deceduta anni prima, la comunità altinate è piombata nel dolore. Camin è stato anche il primo decesso che ha coinvolto una residenza per anziani. Pochi giorni dopo è morto Luciano Carniato, 78 anni, ex tecnico di Alitalia di Favaro. Il primo medico deceduto positivo al Covid-19 è stata una donna, l’anestesista di Portogruaro Chiara Filipponi. Il Coronavirus ha lasciato orfana la città di Spinea della macellaia Lina Schiavo. Tra i volti da ricordare ci sono Giuseppe Gaiotto di 92 anni, Rizzieri Poles di 83 anni e Angelo Moro di 87. Il 16 marzo, dopo tre settimane di ricovero, il virus si è portato via l’ex Procuratore Francesco Saverio Pavone, che avrebbe compiuto 76 anni domani.
I volontari della Croce Verde di Marcon ricordano ancora quando sono andati a prenderlo a casa, per trasportarlo all’Angelo, dove non aveva perso il buon umore. All’ospedale di Conegliano è morta una donna veneziana. Giovedì scorso è morto un papà di Zelarino di appena 54 anni, Raul Ziliotto. A spezzare il cuore la storia di Rufino e Valter Antonello, 90 e 56 anni, padre geometra e figlio ingegnere, entrambi jesolani, mancati a poche ore uno dall’altro lasciando nel dolore il Veneto Orientale. In questi giorni sono mancati Delfino Arcolin, 86 anni, l’imprenditore Oddo Paludetto (90) di San Donà e il camionista Domenico Memmo (78) di Gruaro. Frate Gianpietro Vignadel, di soli 47 anni, originario di Annone è morto a Trento. Ma è una striscia destinata ad allungarsi ancora. Purtroppo. —
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